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Tar-Palantír, nato con il nome di Inziladûn, fu un uomo della stirpe dei Dúnedain di Númenor che visse durante la Seconda Era. Figlio di Ar-Gimilzôr, fu il penultimo Re di Númenor e, a differenza del padre, era un amico degli Elfi e devoto ai Valar. Nei suoi anni di regno cercò di riparare i danni fatti dai suoi predecessori, ma ormai era tardi per ottenere il perdono dei Valar: troppe e troppo gravi erano state le offese dei suoi predecessori alle Potenze perché potessero essere perdonate in breve. Poiché a causa della malvagità degli Uomini del Re la vita dei Re era ormai dimezzata, morì a 220 anni lasciando una figlia, Miríel, che fu defraudata del suo legittimo titolo di Regina dal cugino Ar-Pharazôn che la costrinse a sposarlo per diventare Re.

Etimologia Modifica

Il nome Inziladûn deriva dall'Adûnaico e significa letteralmente "Fiore dell'Ovest". Una volta diventato Re assunse il nome Quenya di Tar-Palantír che significa "Il Lungimirante", nel tentativo di restaurare le antiche tradizioni di Númenor.

Biografia Modifica

Inziladûn nacque da Ar-Gimilzôr e da Inzilbëth, della Casa dei Signori di Andunië , nel 3035 SE. Sebbene suo padre fosse uno dei più accaniti sostenitore delle dottrine degli Uomini del Re, sua madre era invece una degli Elendili (Amici degli Elfi) e riuscì a trasmettere a suo figlio l'amore per gli Elfi e i Valar. Quando Inziladûn prese lo Scettro di Númenor erano tempi bui per Númenor: fin dai tempi di Tar-Atanamir i Re e buona parte dei Dúnedain non avevano perso occasione per contestare apertamente i Valar e gli Elfi. Ciò aveva causato l'ira delle Potenze che vivevano in Aman, e con il tempo ebbe effetti malevoli sui Dúnedain che, pur continuando a crescere in ricchezza e potenza, cominciarono a decadere e e loro vite ad accorciarsi sensibilmente, tanto che la durata della vita nella Casa di Elros era praticamente dimezzata. Inziladûn cercò di rimediare agli errori dei suoi predecessori: innanzitutto quando ascese al trono assunse il nome Quenya di Tar-Palantír, tolse i bandi discriminatori che avevano colpito gli Elendili nel corso degli anni e tornò ad officiare gli antichi riti religiosi in onore di Eru Ilúvatar e dei Valar sul monte Meneltarma. Per questi suoi gesti di pietà l'Albero Bianco Nimloth tornò leggermente a prosperare e Tar-Palantír, che discendendo da Elros aveva di dono della preveggenza, profetizzò che se l'Albero Bianco si fosse seccato senza produrre frutti anche la Linea di Elros si sarebbe estinta. Il popolo tuttavia non apprezzò questa restaurazione messa in atto dal Re e i 78 anni di regno di Tar-Palantír furono un susseguirsi di sommosse e agitazione aizzate dai partigiani degli Uomini del Re, tra cui lo stesso fratello del Re Gimilkhâd. Amareggiato per l'ostilità del suo popolo Tar-Palantír prese a passare sempre più tempo nella Torre di Foronstar, costruita dal suo avo Tar-Minastir, nell'estremo est di Númenor nella speranza di scorgere delle navi giungere da Tol Eressëa, o anche solo di vedere di sfuggita le coste di Aman. Si sposò tardi e riuscì a mettere al mondo solo una figlia, Míriel, che sarebbe dovuta succedergli sul trono. Morì nel 3255 SE all'età di 220 anni.


Re di Númenor
Preceduto da:
Ar-Gimilzôr
Tar-Palantir Succeduto da:
Ar-Pharazôn
SE 3177 - SE 3255

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