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Salgant fu un elfo della stirpe dei Noldor che visse durante la Prima Era a Gondolin. Grande cantore e musicista fu a Capo della Casata dell'Arpa, si dice che fosse grassoccio e tarchiato; era inoltre adulatore di Maeglin.

Etimologia Modifica

Salgant sembra essere un nome in Sindarin antico. É probabilmente la traslitterazione del nome Noldorin Talagand che significa letteralmente "Arpista". Altra versione in Quenya di questo nome è Nandaro.

Biografia Modifica

Non si sa molto di questo personaggio. Probabilmente nacque nel Beleriand all'inizio della Prima Era. A Gondolin fu a capo della Casata dell'Arpa, una casata di grandi e valorosi guerrieri. A differenza degli altri Signori dei Noldor, tutti alti e atletici, Salgant era conosciuto per essere grassoccio e tarchiato, anche se sembra che fosse un ottimo musicista. Subì il fascino di Maeglin e ne divenne un adulatore, anche se ciò non gli impedì di intrattenere buoni rapporti con Tuor, essendo spesso ospite nella sua casa; Eärendil si affezionò molto all'elfo che quando era in sua compagnia componeva canzoni divertenti e inscenava buffi teatrini con boccacce e smorfie. Durante la Caduta di Gondolin si schierò con Maeglin contro la proposta di Tuor di fare una sortita in campo aperto e affrontare il nemico; egli fece ciò non tanto perché condividesse l'idea di Maeglin ma perché temeva vigliaccamente di essere ferito in campo aperto. Durante la battaglia Turgon ordinò a lui e alla sua gente di portare rinforzi a Glorfindel che combatteva nel Grande Mercato, ma Salgant rifiutò l'ordine e comandò ai suoi soldati di difendere il Mercato Inferiore dove si trovavano i suoi quartieri; i membri della Casata però si ribellarono e andarono a combattere, lasciandolo solo nel suo letto. Non si sa quale fu il suo destino: alcuni pensano che sia perito nell'incendio della città, altri ritengono che sia stato catturato e tradotto ad Angband dove divenne il buffone di Melkor, "Un triste destino per un nobile della grande razza dei Noldor". L'unico a piangerlo fu probabilmente il piccolo Eärendil che ricordava con piacere le sue buffonate.