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"Così, la grande tenebra piombò su Valinor. Dei fatti di quel giorno molto si narra nell'Aldudénië, composto da Elemmìrë dei Vanyar e noto a tutti gli Eldar. Ma nessun canto né narrazione potrebbe capire in sé tutto il dolore e il terrore che ne discesero. "
—L'ottenebramento di Valinor, Il Silmarillion

L'Ottenebramento di Valinor fu un evento che marcò la fine degli Anni degli Alberi. In particolare, si riferisce alla distruzione dei due Alberi di Valinor, Telperion e Laurelin, da parte di Melkor e Ungoliant, che fece calare le tenebre sul Reame Beato. Nello stesso frangente avvenne l'assassinio di Finwë, Re Supremo dei Noldor, a Formenos, e il furto dei Silmaril. E' a seguito di questi eventi che Melkor fu definito Morgoth, "Nero Nemico del Mondo", da Fëanor.

AntefattiModifica

Alla fine della Seconda Guerra delle Potenze, Melkor fu catturato e portato in catene a Valinor dove venne tenuto in cattività nelle Aule di Mandos. In seguito, dopo un lungo periodo di reclusione, venne portato di fronte ai Valar per essere giudicato. Ma egli si mostrò pentito e si prostrò ai piedi di Manwë e implorò perdono. Manwë, che era immune al male e non riusciva a comprenderlo, non si accorse di cosa c'era veramente nel profondo dell'animo di Melkor. Fu così che lo perdonò, e in seguito, essendo il comportamento e gli atti di Melkor impeccabili, gli fu concesso di aggirarsi liberamente per il paese. Egli, dunque, con le sue sottili arti sfruttò la sua ritrovata libertà per corrompere i Noldor. Prima che i Valar se ne accorgessero, la Pace di Valinor era stata infranta. I Noldor iniziarono a mormorare contro i Valar stessi e si scontrarono con gli altri Eldar in Valinor. Dopo che Fëanor minacciò suo fratello Fingolfin nella piazza di Tírion i Valar vollero vederci chiaro e convocarono Fëanor i giudizio: si scoprì quindi il ruolo di Melkor nella vicenda e Tulkas si mosse per catturare il Vala ribelle, ma egli lasciò Valinor prima che i Valar potessero fermarlo. In un primo momento Melkor provò ad abboccarsi con Fëanor in esilio a Formenos, sperando di raggirarlo e farsi consegnare da lui i Silmaril, ma il Noldor lesse nel suo cuore la brama per il Silmaril e lo cacciò in malo modo. Melkor assunse dunque la forma di una nube temporalesca e giunse nella regione di Avathar, dove sapeva risiedere Ungoliant. Egli si approcciò con lei promettendole mari e monti, ma inizialmente l'orrido essere non ne era affatto convinta:

Ungoliant and melkor.jpg
"Ora, Melkor giunse in Avathar e andò a cercarla. E riprese la forma che aveva rivestito quale tiranno di Utumno: buio Signore, alto e spaventevole. In tale forma poi sempre rimase. Lì, nelle nere ombre, invisibile agli occhi persino di Manwë nelle sue più eccelse aule, Melkor macchinò con Ungoliant la sua vendetta. Ma, se quella comprese i propositi di Melkor, era però scissa tra brama e grande paura; era infatti riluttante a sfidare i perigli di Aman e il potere dei terribili Signori, e non si decideva a uscire dal suo nascondiglio. Le disse allora Melkor: « Fa' come ti ho detto; e se avrai ancora fame quando tutto sarà fatto, io ti darò tutto ciò che la tua brama possa esigere. Proprio così, e a piene mani ». A cuor leggero pronunciò tale promessa, come del resto sempre faceva; e dentro di sé rise. Così il grande ladro preparava l'esca per il minore."
—Melkor si accorda con Ungoliant, Il silmarillion


La distruzione degli Alberi e il furto dei SilmarilModifica

Convinta da Melkor Ungoliant tessé una negra tela di oscurità opprimente e, forte del potere che il Vala ribelle gli diede per fortificarsi, cominciò ad espanderlo. I due complici si misero dunque in cammino:
"Ai loro piedi stavano i boschi di Oromë, e verso ovest lucevano i campi e i pascoli di Yavanna, dorati dal- l'alto grano degli dèi. Poi Melkor guardò a nord, e scorse lontano la pianura chiara e le cupole argentate di Valmar che splendevano alle luci convergenti di Telperion e Laure- lin. Allora Melkor diede in una scrosciante risata, e corse ratto giù per i lunghi pendii occidentali; e Ungoliant era al suo fianco, e il suo atrore li copriva entrambi."
—Ungoliant e Melkor in marcia
Melkor sapeva infatti che a Valinor era periodo di festeggiamenti e che i Valar e gli Elfi erano tutti radunati presso le Aule di Manwë per festeggiare, dunque non avrebbero trovato nessuna resistenza. Mentre gli abitanti del regno beato erano impegnati nella festa Melkor e Ungoliant giunsero indisturbati agli Alberi di Valinor e li distrussero:
"E proprio in quell'ora, Melkor e Ungoliant venivano di fretta sopra i campi di Valinor, così come l'ombra di una negra nube portata dal vento scivola sulla terra soleggiata; e giunsero davanti al verde tumulo Ezellohar. Poi il Buio di Ungoliant salì fino alle radici degli Alberi, e Melkor balzò sul tumulo; e con la sua nera spada percosse fino al midollo ambo gli Alberi, li ferì a fondo, e la linfa ne sgorgò quasi fosse sangue, e si sparse sul terreno. Ma Ungoliant la suc- ciò e, andando poi di Albero in Albero, accostò il suo nero becco alle loro ferite, fino a essiccarli affatto; e il veleno di Morte che era dentro di lei penetrò nei loro tessuti e li imbozzacchì, radici, rami e foglie; ed essi morirono. Ma la sete di Ungoliant non era ancora saziata, ed essa andò ai Pozzi di Varda e li prosciugò; e mentre beveva, erut- tava neri vapori, gonfiandosi fino ad assumere forma così vasta e orrenda, che Melkor ne fu spaventato."
—La distruzione degli Alberi

Su Valinor piombò dunque l'oscurità e il dolore e l'angoscia s'impadronirono dei suoi abitanti. La Luce mancò; ma la Tenebra che le fece seguito fu ben più che la sua perdita. In quell'ora si formò infatti un'oscurità che sembrava dotata di vita propria, prodotta in verità com'era, malvagiamente, mediante la Luce, e aveva il potere di trafiggere l'occhio e di penetrare cuore e mente e di soffocare la volontà stessa. Varda guardò giù da Taniquetil e scorse l'Ombra montare in abrupte torri di cupezza; Valmar era sommersa in un profondo mare notturno. Ben presto la Sacra Montagna si levò, sola, ultima isola in un mondo annegato. Ogni canto cessò. Vi fu silenzio in Valinor, e nessun suono poteva udirsi, salvo che, da lungi sulle ali del vento, per il passo dei monti, giungeva il lamento dei Teleri simile allo stridio freddo di gabbiani. Perché da est in quell'ora alitò algore, e le vaste ombre del mare rotolarono contro le mura della riva. Manwë allora con il suo sguardo penetrante guardò giù e s'avvide che nell'oscurità più profonda Melkor era giunto e posto fine alla felicità di Valinor. Partì dunque la caccia al Vala ribelle ma i cavalieri di Oromë erano impotenti difronte alla fitta oscurità creata da Ungoliant e lo stesso Tulkas, partito come una furia, vi si trovò imprigionato a percuotere inutilmente l'aria. Melkor riuscì dunque a raggiungere senza fretta Formenos e ne abbatté i cancelli uccidendo Finwë e rubando i Silmaril. Quando la tenebra di Ungoliant si dissolse era ormai troppo tardi: Melkor era fuggito e aveva avuto la sua terribile vendetta.

ConseguenzeModifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Giuramento di Fëanor e Fuga dei Noldor.

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