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Melkor

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"Sono io l'Antico Re. Melkor, primo e più possente di tutti i Valar, che era prima del mondo e che l'ha creato. L'ombra del mio disegno copre Arda, e tutto quanto è in essa lentamente e sicuramente si piega alla mia volontà. Ma su tutti coloro che ami il mio pensiero graverà come una nube di Sorte e li getterà nella tenebra e nella disperazione. Ovunque andranno, sarà male. Ogni qualvolta parleranno le loro parole saranno foriere di cattivo consiglio. Qualsiasi cosa facciano si rivolterà contro di loro. Moriranno di disperazione, maledicendo sia la vita che la morte."
—Morgoth minaccia Húrin con la propria maledizione

Melkor, conosciuto anche come Morgoth o Oscuro Signore, è un potente Valar della schiera degli Ainur ma, a differenza dei suoi fratelli, all'inizio dell'Ainulindalë s'insuperbì e deviò dalla Grande Musica, inserendovi temi che solo lui aveva pensato e gettando così il germe della corruzione nell'opera di Ilúvatar. Nacque in lui il desiderio di divenire il Signore di Arda ed impadronirsi del potere della Fiamma Imperitura, scalzando Eru dal suo trono. Per tutta la sua vita egli divenne un maestro di distruzione ed inganni e causò molto dolore sia ai Valar che agli Elfi e agli Uomini.

Etimologia Modifica

Melkor è il nome originale di Morgoth, il cui significato letterale è "Colui che si leva in possanza", essendo Melkor, infatti, il più grande di tutti i Valar per conoscenza, magnificenza e potenza. L'uso di tale nome sarà poi abbandonato quando Fëanor, figlio di Finwë (che era stato assassinato da Melkor stesso), lo chiamerà per la prima volta Morgoth, epiteto il cui significato è "Nero nemico del mondo". Da allora, il Signore Oscuro sarà sempre conosciuto con tale nome, e pian piano il suo vero nome sarà dimenticato dalle genti di Arda.

Biografia Modifica

Ainulindale Modifica

Melkor.jpg

Melkor quando ancora conservava l'aspetto leggiadro degli Ainur

Prima della creazione di , Melkor, il più potente tra gli Ainur creati da Eru, era oltremodo desideroso di dare vita a cose di sua immaginazione, e passò dunque lungo tempo, da solo, alla ricerca della Fiamma Imperitura, senza trovarla, perché non comprese che questa non era un artefatto materiale, ma si trovava con Eru, e ne costituiva la potenza creativa. Stando da solo, però, ottenne una ben scarsa comprensione degli altri Ainur e di Eru, in quanto raramente li ascoltava, e raramente partecipava ai loro canti intonati in onore di Ilùvatar. Col tempo prese a concepire dei pensieri diversi da quelli degli altri e di Eru e a provare dei sentimenti mai provati prima da nessun altro Ainur. Divenne invidioso del suo creatore, e dal momento che non poteva creare cose sue come faceva Eru, concepì l'idea della sottomissione degli altri a se stesso, idea che divenne un desiderio cardine della sua vita.

Arrivò dunque il momento in cui venne convocato da Eru insieme a tutti gli altri Ainur allo scopo di far loro intonare in coro, ognuno però secondo la propria personalità e creatività, quella che sarà la Musica degli Ainur, che avrebbe creato il mondo. Nel momento in cui questa fu pronta, venne intonata, ma durante il canto Melkor deviò dal tema predisposto da Ilùvatar, inserendovi cose immaginate solo da lui. Tali temi erano del tutto dissimili dal tema principale, e suonavano quindi come una dissonanza estremamente sgradevole, e tuttavia entrarono a far parte della Musica, originando il Male nel Mondo e però, al contempo, arricchendo la Creazione. In seguito al suo ingresso nel Canto, molti Ainur rimasero confusi e cessarono di cantare, mentre alcuni altri presero a modificare il loro canto iniziale, adattandolo a quello di Melkor sebbene la stragrande maggioranza degli Ainur continuò a perseverare nel proprio canto iniziale.

La realizzazione delle dissonanze di Melkor sono le molteplici forme del Male: "Per mezzo suo, nello scontro fra le musiche soverchianti sono sorti dolore e sofferenza; la confusione dei suoni ha visto nascere la crudeltà, il saccheggio, le tenebre, il fango disgustoso e ogni marciume nei pensieri e nelle cose, foschie putride e fiamme violente, il freddo senza pietà e la morte priva di speranza". Tuttavia, neppure Melkor poteva essere contrario ai voleri dell'Uno, e infatti la sua competizione con i temi di Eru in un certo senso arricchì la creazione: per esempio, quando Ulmo immaginò le acque, Melkor tentò di distruggerle con immenso calore ed immenso freddo, ma in questo modo non fece altro che originare le nuvole e il ghiaccio.

Prima guerra delle Potenze Modifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Prima Guerra delle Potenze.

Quando poi Eru rivelò agli Ainur il risultato delle loro musiche (il mondo materiale, chiamato ), Melkor fu il primo ad entrarvi, a causa del suo desiderio di sottomettere interamente Eä stessa.

All'incirca dopo un migliaio di anni dei Valar, quando Arda non era stata ancora completamente formata, dopo la discesa dei Valar stessi in Arda (ed innumerevoli migliaia di anni dei Valar dopo l'entrata degli Ainur in ), Melkor ed i Maiar, che era riuscito ad accattivarsi (tra cui i Balrog), lottarono per la prima volta contro di essi per il controllo di Arda stessa.

Melkor venne sconfitto in questa Prima Guerra delle Potenze solo in seguito all'arrivo di Tulkas, il Campione dei Valar, che giunse per ultimo in Arda proprio per combatterlo. Melkor allora fuggì oltre le "Mura della Notte", che segnano il confine del mondo. In seguito, i Valar poterono ordinare Arda a loro piacimento. Melkor comunque aspettava, e quando i Valar (incluso Tulkas) finalmente si riposarono ad Almaren, egli tornò in Arda e con i suoi seguaci costruì la sua prima fortezza, Utumno, al nord, nascosta sotto la Terra e sepolta da scure montagne, dove i Valar non potevano scorgere. È in quel periodo che iniziò a spargere i propri semi di corruzione e avvelenamento, riuscendo così a guastare quasi tutte le cose con la propria essenza, corrompendo la Primavera di Arda. I Valar se ne avvidero e iniziarono subito la ricerca del suo nascondiglio, ma Melkor salì in guerra e distrusse le Due Lampade, Illuin ed Ormal (i primi luminari di Arda costruiti dai Valar). A causa di ciò, Arda fu sconquassata, la Terra di Mezzo venne deturpata, e la dimora dei Valar, Almaren, venne distrutta.

Nella confusione del buio, Melkor fuggì riuscendo a raggiungere Utumno prima che Tulkas gli fosse addosso; e qui si tenne nascosto dalla ira dei Valar.

I Valar si ritirarono dunque all'ovest a Valinor, in Aman, e Melkor stabilì il proprio dominio sulla Terra di Mezzo.

Seconda guerra delle Potenze Modifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Seconda Guerra delle Potenze.

In questo periodo, Melkor raccolse tutti i suoi seguaci in Utumno e produsse mostri di diversi generi che per molto tempo turbarono il mondo. Costruì anche un'altra fortezza, Angband, non lontana dalle rive nordoccidentali del mare, per restistere da ogni assalto che venisse da Aman, e a comandare quel luogo forte era Sauron, luogotenente di Melkor.

Quando giunsero gli Elfi, Melkor fu il primo a esserne consapevole e inviò ombre e spiriti malvagi a irretirli. E così accadde che, se qualcuno di essi si allontanava solo o con pochi, sovente scomparisse e si diceva che il Cavaliere Oscuro li avesse presi. Fu così che Melkor, imprigionati alcuni Elfi nelle profondità di Utumno, compì l'azione più odiosa a Ilúvatar: la creazione degli Orchi. Egli infatti, per mezzo di lente e crudeli arti, li corruppe e li rese schiavi deturbando la loro natura.

Quando anche i Valar si accorsero della comparsa degli Elfi, diedero il via alla seconda guerra contro Melkor. Mai Melkor si dimenticò quella guerra, che fu la causa della sua rovina, poichè condotta solo per amore degli Elfi. Melkor affrontò l'assalto dei Valar nella regione nordoccidentale della Terra di Mezzo.

Ma la vittoria dell'esercito di Valinor fu rapida: i servi di Melkor fuggirono davanti a esso e si ritirarono in Utumno. Lungo e duro fu il suo assedio, e molte le battaglie che si combatterono davanti ai suoi cancelli e in quel tempo la forma della Terra di Mezzo fu nuovamente mutata. Alla fine però le porte di Utumno furono infrante e le sua Aule scoperchiate e Tulkas, in veste di campione dei Valar, combattè contro di lui e lo atterrò.

Melkor fu catturato e legato con la catena Angainor, forgiata da Aulë, e condotto in cattività nelle Aule di Mandos.

Ma, nella fretta del loro assalto, i Valar non avevano esplorato fino in fondo le voragini e le aule nascoste di Angband e Utumno e molte creature, tra cui anche Sauron, sopravvissero.

Prima cattività e la corruzione dei Noldor Modifica

Melkor insegna a forgiare armi ai Noldor by ivanalekseich-d8kmglg.jpg

Melkor insegna ai Noldor di Tirion a forgiare spade

Dopo aver scontato la sua pena, Melkor venne condotto di fronte ai troni dei Valar; vedendone la gloria e la beatitudine, il suo cuore si riempì di invidia e di odio, soprattutto nei confronti degli Elfi che sedevano ai piedi dei Possenti. Ma egli tenne questi suoi sentimenti nascosti e si prostrò ai piedi di Manwë e implorò perdono. Manwe, che era immune al male e non riusciva a comprenderlo, non si accorse di cosa c'era veramente nel profondo dell'animo di Melkor.

Fu così che lo perdonò, ma ritenne necessario che, per poterlo vigilare meglio, non potesse varcare i confini di Valmar. In seguito, però, essendo il comportamento e gli atti di Melkor impeccabili, gli fu concesso di aggirarsi liberamente per il paese. Benchè alcuni Valar come Ulmo, Tulkas e Mandos non vedessero questa come una decisione molto saggia, si inchinarono comunque al comando di Manwe. Tulkas fu tra tutti il meno convinto di questa scelta e, ogni qualvolta gli capitava di incrociare Melkor per le vie di Valinor, serrava i pugni.

Egli, dunque, con le sue sottili arti sfruttò la sua ritrovata libertà per corrompere i Noldor (un popolo degli Elfi che si era stanziato in Valinor). Infatti egli se li fece amici, dimostrando la volontà di insegnarli antiche e segrete conoscenze, e li convinse del fatto che i Valar li avevano condotti in Valinor solo per paura che si ribellassero. Prima che i Valar se ne accorgessero, la Pace di Valinor era stata infranta. I Noldor iniziarono a mormorare contro i Valar stessi e cominciarono ad avere screzi con gli altri Eldar in Valinor. Fu in quel periodo che i Noldor, su suggerimento di Melkor, cominciarono a forgiare armi: dapprima forgiarono solo degli scudi, ma in segreto costruirono spade e lance che conservavano ben custodite nelle proprie case credendo ognuno di essere stato il solo a ricevere l'imbeccata.

Accadde che se anche Fëanor non dette confidenza a Melkor, le menzogne del Vala fecero comunque breccia nel suo cuore: egli si convinse che i Valar volessero sottrargli i Silmaril con la complicità di suo fratello Fingolfin, il quale in cambio avrebbe ricevuto la primogenitura e il dominio sui Noldor scavalcando il suo diritto. Benché ben poco fosse fondato in queste cose, Fëanor accentuò i suoi atteggiamenti scontrosi con il fratello arrivando a minacciarlo con la spada nel palazzo del padre a Tirion.

Fu così che Fëanor dei Noldor e i suoi setti figli furono esiliati per aver alzato le armi contro i proprio fratelli. Inizialmente non si capì che fosse stato Melkor e le sue menzogne sembravano confermate, ma in seguito iniziò a nascondersi consapevole che i Valar lo cercavano finchè ad un certo punto abbandonò Valinor, per raggiungere il luogo in cui Fëanor era stato esiliato ma lì la sua invidia dei Silmaril, gioielli creati da Feanor stesso nei quali era stata racchiusa la luce degli Alberi, fu smascherata ed egli fuggì definitivamente sfuggendo alle ricerche dei Valar.

Fuga e Ottenebramento di Valinor Modifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ottenebramento di Valinor.

Nella sua fuga, egli si diresse verso la regione di Avathar per chiedere aiuto ad Ungoliant]. Ella era riluttante a sfidare le Potenze di Valinor, ma egli la convinse promettendole che, se dopo tutto quello che avrebbero fatto, non si fosse saziata le avrebbe dato tutto ciò che voleva a piene mani.

Fu così che decisero di entrare in azione in un giorno di festa, quando tutti i Valar e gli Eldar si radurano in un sol luogo lasciando Valinor vuota. Anche Fëanor venne invitato, ma giunse senza gli abiti da festa e avendo lasciato i Silmaril a casa.

Fu così che indisturbati Melkor e Ungoliant distrussero i Due Alberi, prosciugarono i Pozzi di Varda, e giunti nel luogo in cui Fëanor era stato esiliato, uccisero Finwë, suo padre, e rubarono i Silmaril.
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Melkor e Ungoliant mentre distruggono gli Alberi di Valinor.

In seguito, essi si allontanaro protetti dall'Oscurità che Ungoliant aveva creato intorno a loro, così spessa che neanche gli occhi dei Valar potevano oltrepassare.

Nel frattempo, nello scompiglio generale giunsero le notizie di quando era accaduto a Finwë e ai Silmaril e Fëanor maledisse Melkor di fronte a Manwë, denominandolo Morgoth, cioè "l'Oscuro Nemico del Mondo", nome con il quale fu poi noto nella Terra di Mezzo.

Morgoth e Ungoliant giunsero a nord del Fiordo di Drengist e qui Ungoliant chiese che la promessa fosse mantenuta. Morgoth, volente o nolente, le consegnò le gemme e il tesoro di cui si era impadronito a Formenos, ma Ungoliant, la cui brama non era ancora sazia, volle che le fossero consegnati anche i Silmaril. Morgoth rifiutò, ma il suo potere si era rimpicciolito a causa di ciò che aveva ceduto mentre Ungoliant era divenuta grande: fu così che Ungoliant si levò contro di lui e lo avvolse in una rete con l'intento di strangolarlo.

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Melkor e Ungoliant lottano per il possesso dei Silmaril.

Allora Morgoth diede in un terribile grido, che giunse fino alle aule crollate di Angband, dove i Balrog rimanenti lo attendevano ed essi giunsero in soccorso del loro Signore e lo liberarono. Ungoliant si sgomentò, e fuggì.

In seguito raggiunse la sua vecchia fortezza e iniziò a scavarla nuovamente, radunando a sè tutti i suoi vecchi servitori, e sopra le porte drizzò i tre picchi di Thangorodrim. Poi forgiò per se stesso una grande Corona Ferrea autonominadosi Re del Mondo, e a prova di ciò, incastonò i Silmaril nella propria corona.

Le sue mani erano nere a causa del contatto con i sacrosanti gioielli e per sempre così rimasero; nè mai più si liberò dal dolore delle scottature e dall'irritazione che gliene veniva. E nemmeno si tolse mai la corona, benchè il suo peso diventasse un angoscioso fardello.

Guerre con i Noldor Modifica

Fëanor inseguì Morgoth nella Terra di Mezzo con la gran parte dei Noldor ribellatasi ai Valar, nella speranza di recuperare i Silmaril. Questa azione innescò l'inizio della tragica Guerra dei Grandi Gioielli, in cui gli Elfi furono alla fine sconfitti.

Prima Battaglia del BeleriandModifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Prima Battaglia del Beleriand.

Dopo il ritorno di Morgoth, le oscure creature e i suoi servi cominciarono a sciamare fuori dalla fortezza di Angband, dove a lungo erano rimasti in attesa, e al riparo delle nuvole inviate da Morgoth penetrarono silenzionsamente negli altopiani del Nord. Da qui, improvvisamente un grande esercitò piombò sul Beleriand e sul regno di Re Thingol. La serie di scontri che seguirono è detta Prima Battaglia del Beleriand. La battaglia si concluse quindi con una vittoria per le forze degli Elfi, ma molto dolore ne derivò con la morte di Re Denethor degli Elfi Verdi.

Dagor-nuin-GiliathModifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Dagor-nuin-Giliath.
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Dopo essere giunto a conoscenza dell'arrivo dei Noldor nella Terra di Mezzo, Morgoth inviò armate di Orchi contro l'esercito di Fëanor, sperando di distruggerli prima che potessero apprestare qualche difesa. La battaglia che ne seguì fu combattuta sui grigi campi del Mithrim e viene detta Dagor-nuin-Giliath, o Battaglia-sotto-le-Stelle, poichè la Luna non era ancora sorta. Benchè gli Orchi fossero superiori in numero, i Noldor sconfissero completamente e velocemente gli Orchi, di cui solo un piccolo manipolo ritornò ad Angband. Ma Fëanor, nel suo orgoglio e nella sua arroganza, pensò di giungere fino davanti a Morgoth stesso e inseguì gli Orchi. Presto, egli e la sua avanguardia si trovarono molto più avanti del corpo principale dell'esercito, e gli Orchi, vedendo questo, si voltarono e diedero battaglia davanti ai cancelli di Angband. Data la vicinanza alla fortezza, molti Balrog emersero per aiutare gli Orchi e gli Elfi vennero presto sconfitti. Fëanor combattè da solo, ma fu alla fine atterrato da Gothmog, il Signore dei Balrog. Benchè le forze giunte al suo soccorso sotto il comando dei suoi figli lo salvarono dall'essere ucciso sul campo di battaglia, le ferite di Fëanor furono mortali ed egli morì poco dopo.

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Poco dopo la morte di Fëanor, Morgoth inviò un'ambasciata ai Noldor offrendo i termini della sua resa e promettendo anche di concedere i Silmaril. Maedhros acconsentì ad un incontro per discuterne ma entrambi, aspettandosi un tradimento, giunsero con forze più ingenti di quante fossero state stabilite. Sfortunatamento per gli Elfi, le forze di Morgoth erano maggiori, ed erano anche accompagnate da Balrog. La compagnia elfica fu velocemente massacrata con l'eccezione di Maedhros, che fu catturato e incatenato per il polso della mano destra ad uno dei picchi di Thangorodrim, tra atroci sofferenze. Morgoth inviò poi un messaggio ai Noldor, promettendo di rilasciare Maedhros a condizione che gli Elfi lasciassero il Nord e cessassero ogni ostilità nei suoi confronti. Tuttavia, gli Elfi sapevano che Morgoth non avrebbe onorato la sua parola e dunque non mandarono alcuna risposta.

Dagor Aglareb e l'assedio di AngbandModifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Dagor Aglareb e Assedio di Angband.
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L'arrivo di Fingolfin e i suoi figli nel Beleriand

Fu in questo periodo che l'armata di Fingolfin, che era stato tradita ed abbandonata da quella di Fëanor ad Aman, giunse infine nella Terra di Mezzo. La tensione tra i due gruppi si accentuò velocemente e Morgoth, vedendo che i Noldor erano divisi, iniziò a pianificare come annientare i suoi nemici in lotta tra loro. A sua sorpresa e sgomento però, i Valar rivelarono la creazione del Sole e della Luna, che confusero Morgoth e i suoi servitori per un certo tempo. Per contrastare queste due nuove luci, Morgoth inviò una nube di fumo impenetrabile dai Monti di Ferro per oscurare l'Hithlum. Durante il periodo di confusione e smarrimento causato tra le forze di Morgoth dalla comparsa delle due nuove luci, Fingon si recò ad Angband, aiutato dalla stessa oscurità che Morgoth aveva calato sull'Hithlum, e salvò Maedhros. Facendo così, egli mise in moto una serie di eventi che unirono i Noldor e consentirono loro di stabilire potenti regni nel Beleriand e nell'Hithlum.

Dagon Aglareb.gif

Quando Morgoth diede inzio alla sua offensiva successiva, i Noldor annientarono velocemente e completamente le sue forze in quella che viene detta Dagor Aglareb, cioè Battaglia Gloriosa. La vittoria consentì agli Elfi di rafforzare e consolidare la vigilanza, cingendo Angband di un assedio (che durò per i successivi quattrocento anni), nella speranza di contenere la malvagità di Morgoth per sempre. A lungo, dopo la Dagor Aglareb, nessuno dei servi di Morgoth s'avventurò fuori dalle porte di Angaband, per la paura dei signori dei Noldor; e Fingolfin proclamò che soltanto in caso di tradimento tra le loro file Morgoth avrebbe potuto rombere l'assedio. Tuttavia,i Noldor non riuscirono mai a impadronirsi di Angband nè a recuperare i Silmaril; e la guerrà mai cessò durante l'assedio, poichè Morgoth macchinava nuove malvagità e di tanto in tanto saggiava i suoi nemici. Nè d'altro canto riuscirono mai ad accerchiare completamente la sua fortezza, poichè i Monti di Ferro la difendevano da entrambi i lati ed erano insuperabili dai Noldor per la neve e i ghiacci.

In questo periodo, Morgoth ordinò agli Orchi di catturare vivi quanti tra gli Elfi potevano, e di portarli ben legati ad Angband; qui alcuni di essi, spezzati nella loro volontà dal suo potere oscuro, vennere lentamente corrotti e resi suoi servitori. Questi Elfi divennero le sue spie tra i Noldor, e lo tennero informato sui movimenti e i piani dei suoi nemici.

Un centinaio di anni più tardi, Morgoth inviò un esercito verso Nord per avvicinarsi all'Hithlum dal lato, ma un esercito sotto il comando di Fingon lo annientò del tutto. A questo punto, Morgoth giunse a realizzare che gli Orchi da soli non erano in grado di reggere il confronto con i Noldor e iniziò quindi a sperimentare modi per creare creature più micidiali per i suoi nemici. E dopo altri cent'anni, Glaurung, il primo dei Draghi, dimostrò il risultato del suo lungo lavoro. L'improvvisa comparsa di Glaurung mise in fuga gli elfi nelle immediate vicinanze di Angband, ma una compagnia di arcieri guidata da Fingon lo affrontò prima che potesse compiere altro che spaventare gli Elfi. Dato che Glaurung non era ancora completamente cresciuto, non era ancora coperto da tutta la sua corazza e non potendo reggere i dardi degli Elfi si riparò nuovamente ad Angband. Morgoth fu irritato per il fatto che Glaurung si fosse rivelato prima del tempo, e dopo la sua "sconfitta" si ebbe la Lunga Pace, periodo durante il quale non si ebbero che scontri minori lungo i confini, e il Beleriand prosperò e si arricchì.

Qualche tempo dopo, quando i primi Uomini arrivarono nel Beleriand, fu rivelato che Morgoth aveva lasciato Angband e camminato tra i padri degli Uomini. Sperando di corromperli al suo servizio, egli diffuse le sue menzogne tra di loro, e scoprì che erano molto più facilmente influenzabili di quanto fossero stati gli Elfi. Tuttavia, il rafforzarsi dei Regni Elfici preoccupò Morgoth, ed egli ritornò ad Angband prima che il suo lavoro fosse completato. Nondimeno, la maggior parte degli Uomini credette in parte o del tutto alla sue menzogne e o partirono dal Nord o si unirono alle sue forze. Tuttavia, un piccolo gruppo di Uomini, che divennero noti come Edain, si opposero a lui. Essi fornirono agli Elfi informazioni vitali sui movimenti di Morgoth nel Nord, dato che molti dei loro più valorosi scelsero di vivere in vista dei cancelli di Angband.

Dagor BragollachModifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Dagor Bragollach.
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L'Assedio di Angband fu rotto nel PE 455, quando Morgoth diede inizio alla Dagor Bragollach, o Battaglia della Fiamma Improvvisa. Una fredda notte d'inverno, quando la sorveglianza degli Elfi era meno vigile, Morgoth riversò fiumi di fuoco e di lava da Thangorodrim su tutte le terre circostanti Angband e gas velenosi dai Monti di Ferro. Gli Elfi si trovarono completamente impreparati per un assalto del genere, ed una grande moltitudine di Noldor morirono nella pianura di Ard-galen, e da allora prese il nome di Anfauglith dato che i fuochi la consumarono e la trasformarono in una distesa senza vita. Con l'eccezione di Maedhros e la sua fortezza sul Colle di Himring, i Figli di Fëanor e Finarfin furono sopraffatti e annientati del tutto. Fingolfin e Fingon riuscirono solamente a difendere l'Hithlum dalla furia di Morgoth, dato che le montagne che lo circondano funsero da barriera contro i fuochi di Morgoth. Gli Elfi vennero cacciati del tutto dalle foreste del Dorthonion, e molti degli Elfi Grigi abbandonarono del tutto la guerra e si diressero nel Doriath. Quando giunse a Fingolfin la notizia della sconfitta delle forze degli Elfi, una profonda disperazione scese su di lui. Credendo che i Noldor fossero stati sconfitti oltre ogni speranza di recupero, cavalcò da solo dall'Hithlum ai cancelli di Angband con una furia così grande che le forze di Morght fuggirono davanti a lui,convinti che fosse ritornato Oromë. Una volta arrivato, urlò davanti ai cancelli della fortezza di Morgoth, sfidando l'Oscuro Signore a uscire fuori per affrontarlo in duello. Benchè Morgoth non lo desiderasse, la sfida di Fingolfin risuonò per tutta Angband, e fu lanciata con così tanto ardore che ignorarla sarebbe stato come perdere la faccia di fronte ai suoi generali.

Fingolfin vs Morgoth by Denis Gordeev.jpg

Fingolfin affronta Morgoth dinnanzi ai cancelli di Angband

Morgoth uscì fuori da Angband in armatura nera per affrontare Fingolfin. Brandendo il suo terribile martello Grond, Morgoth provò ripetutamente a schiacciare il Re Elfico, ma riuscì soltanto a scavare profondi buchi nel terreno con i suoi colpi mancati. A lungo Fingolfin riuscì ad evitare i colpi di Morgoth, e ferì l'Oscuro Signore sette volte. Ma alla fine, Fingolfin si stancò, e Morgoth tre volte lo mise in ginocchio. Fingolfin si rialzò ogni volta per continuare lo scontro, ma infine cadde all'indietro in una delle buche formate dagli attacchi mancati di Morgoth. Morgoth allora mise il proprio piede sul collo di Fingolfin per schiacciarlo, ma non prima che questo, con il suo ultimo colpo, infilzò il piede di Morgoth con la spada Ringil. In seguito Morgoth spezzò il corpo del Re Elfico, ma Thorondor, il Re delle Aquile, piombò in picchiata su Morgoth, deturpando il suo volto con i propri artigli, e salvò il corpo di Fingolfin. L'ultimo colpo di Fingolfin rese Morgoth zoppo, e il dolore delle sue sette ferite non potè essere guarito, nè mai scomparvero le sue cicatrici.

Dopo la battaglia, Morgoth inviò molte spie, e finse pietà nei confronti degli Uomini. Quando gli Edain rifiutarono le sue false offerte di pace, chiamò gli Esterlings da oltre gli Ered Luin. Tuttavia, realizzò presto che aveva sottostimato la determinazione e il valore dei suoi nemici, dato che gli Elfi e gli Edain, riprendendosi dallo shock iniziale della carneficina, avevano iniziato a fare piccoli progressi contro le sue forze schierate. Egli dunque controllò la sua avanzata, e ritirò l'esercito principale di Orchi di nuovo ad Angband, poichè benchè la sua vittoria era stata enorme le sue stesse perdite erano state numerose quasi quanto quelle degli Elfi. Sette anni passarono prima che Morgoth rinnovò la sua offensiva. Assaltò l'Hithlum con forze ingenti ma giusto quando era sull'orlo della vittoria, Círdan e un esercito sotto il suo comando giunse all'ultimo momento e aiutò Fingon a respingere indietro gli Orchi.

Il furto del SilmarilModifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Beren e Luthien.

Qualche tempo dopo, l'Elfa Lúthien ed il suo amante l'Uomo Beren, cercando di recuperare un Silmaril, si intrufolarono camuffati in Angband e riuscirono a giungere fino al cospetto di Morgoth. Morgoth fu in grado di vedere attraverso il suo travestimento e fissò gli occhi su di lei. Ma Lúthien non fu intimorita dal suo sguardo, e si offrì di cantare per lui. Allora Morgoth, ammirandone la bellezza, concepì in cuor suo una sconcia brama, e un disegno più oscuro ancora di quanti non gli fossero nati dentro da quando era fuggito da Valinor. Così accadde che fosse ingannato dalla sua stessa nequizia, perchè stette ad osservarla, lasciandola per qualche tempo libero e concedendosi segreti piaceri nella propria mente. All'improvviso, Luthien scomparve alla sua vista e dall'ombra intonò un canto di così grande potere e bellezza che Morgoth non potè non ascoltarlo.

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Beren rimuove un Silmaril dalla Corona Ferrea di Morgoht

Tutta la corte cadde in preda al sonno per il suo canto e i fuochi si attenuarono e spensero, ma i Silmaril al contrario arsero di una luce folgorante, e il peso della corona e dei gioielli fece chinare il capo di Morgoth, quasi che il mondo gravasse sopra. Sopraffatto dall'incantesimo, Morgoth cadde dal suo trono e la Corona Ferrea gli rotolò echeggiando dal capo. Successivamente, Beren trasse il coltello Angrist e avulse un Silmaril dalle grinfie del ferro. Tuttavia, invece che fuggire immediatamente con il bottino, fu tentato di portare via anche gli altri gioielli di Fëanor. Ma mentre tentava di estrarre il secondo, il coltello si spezzò e un frammento della lama colpì il viso di Morgoth, il quale gemette e si agitò, risvegliandosi dall'incantesimo insieme al resto di Angband. Beren e Lúthien fuggirono, ma il lupo Carcharoth mozzò la mano di Beren, e con essa ingoiò il Silmaril. Allora Morgoth finalmente si riprese e furioso si mise all'inseguimento, solo per vedere Thorondor portarli via in volo. La rabbia di Morgoth per la perdita del Silmaril provocò un'eruzione di fuoco e fumo dai Monti di Ferro, terrificante per tutti coloro che la videro. Tuttavia, Morgoth non riuscì mai a recupare il Silmaril perduto dato che Carcharoth, reso pazzo dal dolore del fuoco sacro della gemma che aveva ingoiato, corse via uccidendo qualsiasi creatura sul suo cammino.

Nirnaeth ArnoediadModifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Nirnaeth Arnoediad.
Turgon e Glorfindel Nirnaeth Arnoediad.jpg

In seguito, Morgoth venne a sapere che Maedhros stava costituendo una lega contro di lui, spingendo gli Orchi indietro verso i monti settentrionali. A seguito di questo preparò le sue forze per un grande scontro. L'armata di Elfi, Uomini e Nani giunse nella piana di Anfauglith e l'avanguardia dell'esercito di Fingon, guidata da Gwindor, arrivò persino di fronte ai cancelli di Angband e Morgoth tremò sul suo trono nelle profondità sentendoli battere ai suoi usci. Al quarto giorno di scontri, però, gli eventi presero una piega inaspettata e disastrosa ed ebbe inzio la Nírnaeth Arnoediad, la Battaglia delle Innumerevoli Lacrime. Una volta che i suoi nemici ebbero schierato le proprie armate, Morgoth, attraverso gallerie e uscite nascoste, fece uscire allo scoperto da Angband il suo sterminato esercito che, oltre ai soliti Orchi e Balrog, contava anche diverse decine di Draghi ed era enormemente superiore di numero all'esercito dei suoi nemici.

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Tuttavia, ciò che portò del tutto la battaglia in favore di Morgoth fu il tradimento di una parte degli Uomini, i seguaci di Ulfang, il comandante delle truppe Esterlings, che in quel momento tenevano la retroguardia dello schieramento degli Elfi. Morgoth infatti, già prima che l'alleanza si formasse, aveva compiuto un'opera di persuasione nei confronti degli Esterlings che, al contrario degli Edain, credettero alle sue e passarono dalla sua parte. Ciò, unito agli attacchi a sorpresa degli Orchi e dei draghi, creò un grande scompiglio tra le truppe degli Uomini ed Elfi e in breve la situazione si fece terribilmente caotica. Le schiere di Gwindor furono massacrate e Gwindor stesso catturato; le truppe di Fingon si trovarono circondate, oltre che dagli Orchi, dagli Esterlings che rivoltarono le proprie armi contro di loro; Turgon e Maedhros riuscirono a condurre avanti le proprie falangi e a riunirsi a Fingon dove, assieme ai superstiti delle sue truppe, riuscirono ad opporre una certa resistenza, ma tuttavia lo stesso Fingon trovò la morte nei combattimenti che seguirono, ucciso da Gothmog, il capitano dei Balrog.

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Allo stesso modo molti uomini dell'Hitlum trovarono la morte nei combattimenti e il loro contingente fu quasi annientato e i superstiti furono poche decine. Huor trovò la morte sul campo cercando di proteggere Re Fingon, mentre Húrin venne ferito e fatto prigioniero. Bor e i suoi fratelli caddero dopo aver ucciso molti nemici, ma sopraffatti dal numero degli Orchi e dal tradimento degli Esterling.I Nani, che possedevano le migliori corazze in assoluto, riuscirono a resistere meglio al fuoco dei Draghi, ma Glaurung si scagliò contro il loro Re Azaghal e lo imprigionò sotto la sua zampa; Azaghal non si diede per vinto e, presa la sua daga, inferse una tremenda ferita a Glaurung, pur senza ucciderlo, costringendolo a ritirarsi ad Angband. Il resto delle truppe dell'Alleanza di Maedhros si diede ad una disastrosa ritirata.

In definitiva, la battaglia fu una vittoria completa e decisiva per Morgoth. Le possibilità per gli Elfi e i loro alleati Edain di muovere nuovamente guerra contro Morgoth furono definitivamente cancellate. I Noldor nel nord del Beleriand, e tutti i loro grandi regni, a parte Gondolin, furono distrutti.

La Maledizione di HurinModifica

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Morgoth conduce Húrin sulla Collina delle Lacrime per cercare di tentarlo

Dopo la Nírnaeth Arnoediad, Húrin fu portato al cospetto di Morgoth, perché questi sapeva, grazie alle proprie arti e spie, che Húrin godeva dell'amicizia del Re Turgon di Gondolin; e tentò d'intimidirlo con lo sguardo per ottenere la posizione del regno nascosto. Ma Húrin, pur sempre indomabile, sfidò Morgoth, il quale pertanto lo fece incatenare e sottoporre a lente torture; dopo un po' andò da lui e gli offrì di scegliere di andarsene libero dove volesse, oppure di avere i poteri e il grado del massimo tra i suoi comandanti, a patto che rivelasse dove Turgon aveva la propria fortezza e quant'altro sapeva delle intenzioni del Re. Ma Húrin il Costante se ne fece beffe dicendo:

«Cieco sei, Morgoth Bauglir, e cieco sarai sempre, poiché vedi solo il buio. Ignori ciò che governa il cuore degli Uomini, e se lo sapessi non potresti dirlo. Ma stolto è colui che accetta quel che Morgoth offre. Perché ti prenderesti il premio per poi ritirare la promessa; e io avrei solo morte se ti dicessi quel che mi chiedi»

Rise allora Morgoth e portò Húrin allo Haudh-en-Nirnaeth, che era stato appena eretto e vi stagnava sentore di morte; Morgoth mise Húrin in cima al tumulo e gli ordinò di volgere lo sguardo a ovest, verso lo Hithlum, e di pensare a sua moglie, a suo figlio e agli altri del suo sangue. Replicò Húrin:

«Ma non arriverai da Turgon tramite loro. Essi infatti ne ignorano i segreti.»

Allora Morgoth montò in collera e disse:

«Ma posso mettere le mani su di te e la tua maledetta casa; e sarai spezzato per mio volere, fossi tu anche di acciaio».

E prese una lunga spada che lì stava, e la spezzò sotto gli occhi di Húrin, che fu ferito al volto da una scheggia. Ma Húrin non batté ciglio. Allora Morgoth, puntando il lungo braccio in direzione del Dor-lómin, maledisse Húrin, Morwen e la loro discendenza, dicendo:

«Stolto, piccolo tra gli Uomini, i quali sono gli ultimi ad avere la parola! Hai mai visto i Valar o misurato il potere di Manwë e Varda? Conosci la portata del loro pensiero? O credi forse che il loro pensiero sia su di te e che da lungi possano proteggerti?»

Aggiunse poi Morgoth:

«Sono io l'Antico Re. Melkor, primo e più possente di tutti i Valar, che era prima del mondo e che l'ha creato. L'ombra del mio disegno copre Arda, e tutto quanto è in essa lentamente e sicuramente si piega alla mia volontà. Ma su tutti coloro che ami il mio pensiero graverà come una nube di Sorte e li getterà nella tenebra e nella disperazione. Ovunque andranno, sarà male. Ogni qualvolta parleranno le loro parole saranno foriere di cattivo consiglio. Qualsiasi cosa facciano si rivolterà contro di loro. Moriranno di disperazione, maledicendo sia la vita che la morte.»

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Morgoth incatena Húrin sulla vetta del Thangorodrim obbligandolo ad assistere alla rovina della sua famiglia

E, riportato Húrin in Angband, Morgoth lo mise su un seggio di pietra in un luogo elevato delle Thangorodrim, dal quale poteva scorgere lontana la terra dello Hithlum all'ovest e le contrade del Beleriand al sud. Lì fu avvinto dal potere di Morgoth, e Morgoth standogli accanto ancora lo maledì e lo coprì del proprio potere, sì che non potesse né allontanarsi da quel luogo né morire finché Morgoth non lo avesse liberato. Gli disse:

«Stattene qui seduto «e guarda le contrade dove male e disperazione piomberanno su coloro che tu hai consegnato nelle mie mani. Che hai osato farti beffe di me, e hai messo in dubbio il potere di Melkor, Padrone dei destini di Arda. Pertanto, con i miei occhi vedrai, e con le mie orecchie udrai, e nulla ti sarà celato.»

La Caduta di GondolinModifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Caduta di Gondolin.

Benchè non fosse stato in grado di obbligare Húrin a rivelare la posizione dell'ultima grande regno elfico di Gondolin, Morgoth catturò infine Maeglin, figlio della sorella di Turgon, il Re di Gondolin. Minacciato con tormenti inimmaginabili, Maeglin offrì i segreti delle difese di Gondolin in cambio della sua vita. In più, promise di uccidere egli stesso Tuor, e ottenne il permesso da Morgoth di tenere Idril per sè. Con la promessa di avere Idril, Maeglin divenne di sua volontà un servitore di Morgoth, e Morgoth lo inviò di nuovo a Gondolin così che potesse aiutare l'invasione dall'interno. Poco dopo, Morgoth assaltò Gondolin, l'ultimo grande regno dei Noldor, con forze numericamente superiori e le informazioni ottenute da Maeglin. La città fu assediata e cadde velocemente.

Con la Caduta di Gondolin e la sconfitta dei Noldor e i loro alleati, il trionfo di Morgoth fu completo. Tutti i grandi regni degli Elfi erano caduti, eccetto per i Porti di Círdan e i sopravvissuti alle Bocche di Sirion, che erano governati da Eärendil; ma Morgoth li stimava come innocui. Giunse anche a non interessarsi più del Silmaril che gli era stato sottratto, e rise quando s'avvide dell'ultimo e più crudele Fratricidio, durante il quale i Figli di Fëanor distrussero le dimora di Arvernien.

Guerra d'Ira e Seconda Cattività Modifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guerra d'Ira.
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Morgoth a giudizio dei Valar

Quando Eärendil giunse a Valinor assieme a Elwing, questi mosse a pietà i Valar per le sofferenze che Morgoth infliggeva ai Popoli del Beleriand del quale, a seguito della Nirnaeth Arnoediad e alla caduta di Gondolin e del Doriath, era divenuto praticamente il signore incontrastato. I Valar dunque mossero guerra a Morgoth con tutta la loro potenza: lo scontro tra la armate dell'Ovest, guidate dalla tromba di Eönwë, e quelle del Nord viene detto Guerra d'Ira o Grande Battaglia. Tale e tanta fu la foga di questa guerra che il Beleriand ne fu devastato, ma benchè l'intero potere del Trono di Morgoth fu gettato nella mischia, a nulla gli valse: i Balrog furono annientati, salvo quei pochi che fuggirono a nascondersi in grotte inaccessibili nelle profondità della terra, e le brulicanti legioni di Orchi si consumarono come stoppia in una grande incendio.

Allora, vedendo che i suoi eserciti venivano annientati e il suo potere schiacciato, Morgoth tremò e non ebbe il coraggio di uscire di persona. Scatenò tuttavia contro i suoi nemici un'ultimo e disperato assalto, rivelando dagli abissi di Angband un'orda di Draghi alati, che mai prima si erano veduti; e così improvviso e rovinoso fu l'attacco di quella terribile flotta che l'esercito dei Valar arretrò. Ma giunse Eärendil, e attorno a Vingilot, si radunarono tutti i grandi uccelli del cielo, Thorondor alla loro testa, e vi fu grande battaglia nell'aria. Ancalagon il Nero, il più forte dei draghi, fu ucciso da Eärendil e precitò sui torrioni di Thangorodrim, facedoli crollare.

Angband fu scoperchiata e Morgoth cercò rifugio nella più profonda delle sue segrete e, spaventato, implorò pietà ma le gambe gli furono troncate, ed egli cadde a faccia in giù. Poi fu legato con la catena Angainor, e la sua Corona Ferrea divenne un collare da mettergli al collo. I due Silmaril vennero rimossi dalla corona e presi in custodia da Eönwë. Poi Morgoth fu trascinato davanti al Cerchio del Destino, dove tutti i Valar lo giudicarono e lo condannarono. Egli fu quindi scaraventato, attraverso la Porta della Notte, fuori dalle Mura del Mondo, nel Vuoto Atemporale.

Dagor DagorathModifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Dagor Dagorath.

In due differenti versioni di alcuni scritti del Silmarillion, troviamo la descrizione dell'Ultima Battaglia (che, nel Silmarillion, è solo vagamente accennata); questa descrizione si trova nella Seconda Profezia di Mandos. Essa rivela che, allorché il mondo sarà vecchio, Morgoth ritornerà in Arda, e distruggerà il Sole e la Luna. Eärendil riuscirà a trascinarlo a terra, ed allora si svolgerà in Valinor la Dagor Dagorath, l'Ultima battaglia. Morgoth sarà affrontato da Tulkas, da Finwë e da Túrin; e sarà quest'ultimo a dargli la morte, compiendo così infine la sua vendetta. Fëanor recupererà i Silmaril e ne farà dono a Yavanna, che grazie al loro fuoco potrà rigenerare i Due Alberi; e la loro luce renderà i Valar nuovamente giovani.

Inoltre, ne Il Signore degli Anelli, lo Spettro dei Tumuli allude al possibile avvento di un nuovo Oscuro Signore, o, come molti credono, al ritorno di Melkor/Morgoth, con queste parole:

"Fredda la mano e il cuore e le ossa,
Freddo anche il sonno è nella fossa:
Mai vi sarà risveglio sul letto di pietra,
Mai prima che muoia il Sole e la Luna tetra.
Nel vento nero le stelle anch'esse moriranno,
Ed essi qui sull'oro ancora giaceranno,
Finché L'oscuro signore non alzerà la mano
Sulla terra avvizzita e sul mare inumano
"
—J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, La Compagnia dell'Anello