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Melkor

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Melkor
Informazioni personali
Altri nomi Morgoth, Bauglir, Belegurth
Titoli Il Nemico, il Grande Nemico, l'Oscuro Signore, Signore del Fuoco, Fiamma di Udûn
Data di nascita Prima della Creazione di Arda
Anno di scesa al trono Prima della creazione del Sole e della Luna - 590
Data di morte Immortale. Gettato nel Vuoto esterno attraverso la Porta della Notte
Regno stabilito Utumno, Angband
Sposo/a
Arma Potere dei Valar
Descrizioni fisiche
Razza Ainur
Cultura Valar (Aratar)
Sesso Maschio
Altezza
Colore capelli
Colore occhi
Trilogia del film di Peter Jackson
Attore
Voce
Doppiatore italiano
Personaggio

Melkor è il nome originale di Morgoth, il cui significato letterale è "Colui che si leva in possanza", essendo Melkor, infatti, il più grande di tutti i Valar per conoscenza, magnificenza e potenza. L'uso di tale nome sarà poi abbandonato quando Feänor, figlio di Finwe (che era stato assassinato da Melkor stesso), lo chiamerà per la prima volta Morgoth, epiteto il cui significato è "Nero nemico del mondo".

Da allora, il Signore Oscuro sarà sempre conosciuto con tale nome, e pian piano il suo vero nome sarà dimenticato dalle genti di Arda.

OriginiModifica

Prima della creazione di , Melkor, il più potente tra gli Ainur creati da Eru, era oltremodo desideroso di dare vita a cose di sua immaginazione, e passò dunque lungo tempo, da solo, alla ricerca della Fiamma Imperitura, senza trovarla, perché non comprese che questa non era un artefatto materiale, ma si trovava con Eru, e ne costituiva la potenza creativa. Stando da solo, però, ottenne una ben scarsa comprensione degli altri Ainur e di Eru, in quanto raramente li ascoltava, e raramente partecipava ai loro canti intonati in onore di Ilùvatar. Col tempo prese a concepire dei pensieri diversi da quelli degli altri e di Eru e a provare dei sentimenti mai provati prima da nessun altro Ainur. Divenne invidioso del suo creatore, e dal momento che non poteva creare cose sue come faceva Eru, concepì l'idea della sottomissione degli altri a se stesso, idea che divenne un desiderio cardine della sua vita.

Arrivò dunque il momento in cui venne convocato da Eru insieme a tutti gli altri Ainur allo scopo di far loro intonare in coro, ognuno però secondo la propria personalità e creatività, quella che sarà la Musica degli Ainur, che avrebbe creato il mondo. Nel momento in cui questa fu pronta, venne intonata, ma durante il canto Melkor deviò dal tema predisposto da Ilùvatar, inserendovi cose immaginate solo da lui. Tali temi erano del tutto dissimili dal tema principale, e suonavano quindi come una dissonanza estremamente sgradevole, e tuttavia entrarono a far parte della Musica, originando il Male nel Mondo e però, al contempo, arricchendo la Creazione. In seguito al suo ingresso nel Canto, molti Ainur rimasero confusi e cessarono di cantare, mentre alcuni altri presero a modificare il loro canto iniziale, adattandolo a quello di Melkor sebbene la stragrande maggioranza degli Ainur continuò a perseverare nel proprio canto iniziale.

La realizzazione delle dissonanze di Melkor sono le molteplici forme del Male: "Per mezzo suo, nello scontro fra le musiche soverchianti sono sorti dolore e sofferenza; la confusione dei suoni ha visto nascere la crudeltà, il saccheggio, le tenebre, il fango disgustoso e ogni marciume nei pensieri e nelle cose, foschie putride e fiamme violente, il freddo senza pietà e la morte priva di speranza". Tuttavia, neppure Melkor poteva essere contrario ai voleri dell'Uno, e infatti la sua competizione con i temi di Eru in un certo senso arricchì la creazione: per esempio, quando Ulmo immaginò le acque, Melkor tentò di distruggerle con immenso calore ed immenso freddo, ma in questo modo non fece altro che originare le nuvole e il ghiaccio.

Prima Guerra con le PotenzeModifica

Quando poi Eru rivelò agli Ainur il risultato delle loro musiche (il mondo materiale, chiamato ), Melkor fu il primo ad entrarvi, a causa del suo desiderio di sottomettere interamente Eä stessa.

All'incirca dopo un migliaio di anni dei Valar, quando Arda non era stata ancora completamente formata, dopo la discesa dei Valar stessi in Arda (ed innumerevoli migliaia di anni dei Valar dopo l'entrata degli Ainur in Eä), Melkor ed i Maiar, che era riuscito ad accattivarsi (tra cui i Balrog), lottarono per la prima volta contro di essi per il controllo di Arda stessa.

Melkor venne sconfitto in questa guerra solo in seguito all'arrivo di Tulkas, il Campione dei Valar, che giunse per ultimo in Arda proprio per combatterlo. Melkor allora fuggì oltre le "Mura della Notte", che segnano il confine del mondo. In seguito, i Valar poterono ordinare Arda a loro piacimento. Melkor comunque aspettava, e quando i Valar (incluso Tulkas) finalmente si riposarono ad Almaren, egli tornò in Arda e con i suoi seguaci costruì la sua prima fortezza, Utumno, al nord, nascosta sotto la Terra e sepolta da scure montagne, dove i Valar non potevano scorgere. È in quel periodo che iniziò a spargere i propri semi di corruzione e avvelenamento, riuscendo così a guastare quasi tutte le cose con la propria essenza, corrompendo la Primavera di Arda. I Valar se ne avvidero e iniziarono subito la ricerca del suo nascondiglio, ma Melkor salì in guerra e distrusse le Due Lampade, Illuin ed Ormal (i primi luminari di Arda costruiti dai Valar). A causa di ciò, Arda fu sconquassata, la Terra di Mezzo venne deturpata, e la dimora dei Valar, Almaren, venne distrutta.

Nella confusione del buio, Melkor fuggì riuscendo a raggiungere Utumno prima che Tulkas gli fosse addosso; e qui si tenne nascosto dalla ira dei Valar.

I Valar si ritirarono dunque all'ovest a Valinor, in Aman, e Melkor stabilì il proprio dominio sulla Terra di Mezzo.

Seconda Guerra con le PotenzeModifica

In questo periodo, Melkor raccolse tutti i suoi seguaci in Utumno e produsse mostri di diversi generi che per molto tempo turbarono il mondo. Costruì anche un'altra fortezza, Angband, non lontana dalle rive nordoccidentali del mare, per restistere da ogni assalto che venisse da Aman, e a comandare quel luogo forte era Sauron, luogotenente di Melkor.

Quando giunsero gli Elfi, Melkor fu il primo a esserne consapevole e inviò ombre e spiriti malvagi a irretirli. E così accadde che, se qualcuno di essi si allontanava solo o con pochi, sovente scomparisse e si diceva che il Cavaliere Oscuro li avesse presi. Fu così che Melkor, imprigionati alcuni Elfi nelle profondità di Utumno, compì l'azione più odiosa a Ilúvatar: la creazione degli Orchi. Egli infatti, per mezzo di lente e crudeli arti, li corruppe e li rese schiavi deturbando la loro natura.

Quando anche i Valar si accorsero della comparsa degli Elfi, diedero il via alla seconda guerra contro Melkor. Mai Melkor si dimenticò quella guerra, che fu la causa della sua rovina, poichè condotta solo per amore degli Elfi. Melkor affrontò l'assalto dei Valar nella regione nordoccidentale della Terra di Mezzo.

Ma la vittoria dell'esercito di Valinor fu rapida: i servi di Melkor fuggirono davanti a esso e si ritirarono in Utumno. Lungo e duro fu il suo assedio, e molte le battaglie che si combatterono davanti ai suoi cancelli e in quel tempo la forma della Terra di Mezzo fu nuovamente mutata. Alla fine però le porte di Utumno furono infrante e le sua Aule scoperchiate e Tulkas, in veste di campione dei Valar, combattè contro di lui e lo atterrò.

Melkor fu catturato e legato con la catena Angainor, forgiata da Aulë, e condotto in cattività nelle Aule di Mandos.

Ma, nella fretta del loro assalto, i Valar non avevano esplorato fino in fondo le voragini e le aule nascoste di Angband e Utumno e molte creature, tra cui anche Sauron, sopravvissero.

Prima Cattività e Corruzione dei NoldorModifica

Dopo aver scontato la sua pena, Melkor venne condotto di fronte ai troni dei Valar; vedendone la gloria e la beatitudine, il suo cuore si riempì di invidia e di odio, soprattutto nei confronti degli Elfi che sedevano ai piedi dei Possenti. Ma egli tenne questi suoi sentimenti nascosti e si prostrò ai piedi di Manwë e implorò perdono. Manwe, che era immune al male e non riusciva a comprenderlo, non si accorse di cosa c'era veramente nel profondo dell'animo di Melkor.

Fu così che lo perdonò, ma ritenne necessario che, per poterlo vigilare meglio, non potesse varcare i confini di Valmar. In seguito, però, essendo il comportamento e gli atti di Melkor impeccabili, gli fu concesso di aggirarsi liberamente per il paese. Benchè alcuni Valar come Ulmo, Tulkas e Mandos non vedessero questa come una decisione molto saggia, si inchinarono comunque al comando di Manwe.

Egli, dunque, con le sue sottili arti sfruttò la sua ritrovata libertà per corrompere i Noldor (un popolo degli Elfi che si era stanziato in Valinor). Infatti egli se li fece amici, dimostrando la volontà di insegnarli antiche e segrete conoscenze, e li convinse del fatto che i Valar li avevano condotti in Valinor solo per paura che si ribellassero. Prima che i Valar se ne accorgessero, la Pace di Valinor era stata infranta. I Noldor iniziarono a mormorare contro i Valar stessi e si scontrarono con gli altri Eldar in Valinor.

Fu così che Fëanor dei Noldor e i suoi setti figli furono esiliati per aver alzato le armi contro i proprio fratelli. Inizialmente non si capì che fosse stato Melkor e le sue menzogne sembravano confermate, ma in seguito iniziò a nascondersi consapevole che i Valar lo cercavano finchè ad un certo punto abbandonò Valinor, per raggiungere il luogo in cui Fëanor era stato esiliato ma lì la sua invidia dei Silmaril, gioielli creati da Feanor stesso nei quali era stata racchiusa la luce degli Alberi, fu smascherata ed egli fuggì definitivamente sfuggendo alle ricerche dei Valar.

Fuga e Ottenebramento di ValinorModifica

Nella sua fuga, egli si diresse verso la regione di Avathar per chiedere aiuto ad Ungoliant. Ella era riluttante a sfidare le Potenze di Valinor, ma egli la convinse promettendole che, se dopo tutto quello che avrebbero fatto, non si fosse saziata le avrebbe dato tutto ciò che voleva a piene mani.

Fu così che decisero di entrare in azione in un giorno di festa, quando tutti i Valar e gli Eldar si radurano in un sol luogo lasciando Valinor vuota. Anche Fëanor venne invitato, ma giunse senza gli abiti da festa e avendo lasciato i Silmaril a casa.

Fu così che indisturbati Melkor e Ungoliant distrussero i Due Alberi, prosciugarono i Pozzi di Varda, e giunti nel luogo in cui Fëanor era stato esiliato, uccisero Finwë, suo padre, e rubarono i Silmaril.
Melkor-and-Ungoliant

Melkor e Ungoliant mentre distruggono gli Alberi di Valinor.

In seguito, essi si allontanaro protetti dall'Oscurità che Ungoliant aveva creato intorno a loro, così spessa che neanche gli occhi dei Valar potevano oltrepassare.

Nel frattempo, nello scompiglio generale giunsero le notizie di quando era accaduto a Finwë e ai Silmaril e Fëanor maledisse Melkor di fronte a Manwë, denominandolo Morgoth, cioè "l'Oscuro Nemico del Mondo", nome con il quale fu poi noto nella Terra di Mezzo.

Morgoth e Ungoliant giunsero a nord del Fiordo di Drengist e qui Ungoliant chiese che la promessa fosse mantenuta. Morgoth, volente o nolente, le consegnò le gemme e il tesoro di cui si era impadronito a Formenos, ma Ungoliant, la cui brama non era ancora sazia, volle che le fossero consegnati anche i Silmaril. Morgoth rifiutò, ma il suo potere si era rimpicciolito a causa di ciò che aveva ceduto mentre Ungoliant era divenuta grande: fu così che Ungoliant si levò contro di lui e lo avvolse in una rete con l'intento di strangolarlo.

Allora Morgoth diede in un terribile grido, che giunse fino alle aule crollate di Angband, dove i Balrog rimanenti lo attendevano ed essi giunsero in soccorso del loro Signore e lo liberarono. Ungoliant si sgomentò, e fuggì.

In seguito raggiunse la sua vecchia fortezza e iniziò a scavarla nuovamente, radunando a sè tutti i suoi vecchi servitori, e sopra le porte drizzò i tre picchi di Thangorodrim. Poi forgiò per se stesso una grande corona di ferro autonominadosi Re del Mondo, e a prova di ciò, incastonò i Silmaril nella propria corona.

Le sue mani erano nere a causa del contatto con i sacrosanti gioielli e per sempre così rimasero; nè mai più si liberò dal dolore delle scottature e dall'irritazione che gliene veniva. E nemmeno si tolse mai la corona, benchè il suo peso diventasse un angoscioso fardello.

Guerre con i NoldorModifica

[In Elaborazione]

Guerra dell'Ira e Seconda CattivitàModifica

[In Elaborazione]

Dagor DagorathModifica

Exquisite-kfind Per approfondire, vedi la voce Dagor Dagorath.
In due differenti versioni di alcuni scritti del Silmarillion, troviamo la descrizione dell'Ultima Battaglia (che, nel Silmarillion, è solo vagamente accennata); questa descrizione si trova nella Seconda Profezia di Mandos.

Essa rivela che, allorché il mondo sarà vecchio, Morgoth ritornerà in Arda, e distruggerà il Sole e la Luna. Eärendil riuscirà a trascinarlo a terra, ed allora si svolgerà in Valinor la Dagor Dagorath, l'Ultima battaglia. Morgoth sarà affrontato da Tulkas, da Finwë e da Túrin; e sarà quest'ultimo a dargli la morte, compiendo così infine la sua vendetta. Fëanor recupererà i Silmaril e ne farà dono a Yavanna, che grazie al loro fuoco potrà rigenerare i Due Alberi; e la loro luce renderà i Valar nuovamente giovani.

Inoltre, ne Il Signore degli Anelli, lo Spettro dei Tumuli allude al possibile avvento di un nuovo Oscuro Signore, o, come molti credono, al ritorno di Melkor/Morgoth, con queste parole:

"Fredda la mano e il cuore e le ossa,
Freddo anche il sonno è nella fossa:
Mai vi sarà risveglio sul letto di pietra,
Mai prima che muoia il Sole e la Luna tetra.
Nel vento nero le stelle anch'esse moriranno,
Ed essi qui sull'oro ancora giaceranno,
Finché L'oscuro signore non alzerà la mano
Sulla terra avvizzita e sul mare inumano
"
— J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, La Compagnia dell'Anello





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