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Gimli canta

Gimli intona il Canto di Dúrin

Gimli cantò questa canzone nel capitolo Un viaggio nell'oscurità de Il Signore degli Anelli mentre la Compagnia si trova nella città di Nanosterro, o Khazad-dum, a Moria, un complesso sotterraneo di caverne e tunnel. Essa racconta la crescita, la gloria, e la caduta della sua comunità di Nani.

Secondo la II Parte delle Appendici A, Il Popolo di Dúrin, in Moria ci furono sei re dei Nani chiamati Durin. Il primo fu Dúrin il Senzamorte, che ottenne questo nome a causa della sua lunghissima vita. Egli fu l'antenato di tutto il Popolo di Durin ed il fondatore delle Miniere di Moria. Gli altri cinque Dúrin gli somigliavano così tanto che furono considerati come sue reincarnazioni. L'ultimo verso dalla canzone parla dell'attesa settima reincarnazione.

La caduta di Moria avvenne, come spiega Gandalf, quando i Nani "scavarono troppo avidamente e troppo in profondità, disturbando ciò da cui fuggivano, il Flagello di Durin". Questo era un Balrog, un servo di Morgoth, che si era nascosto alle radici della montagna fin dalla fine della Prima Era. Era chiamato il "Flagello di Durin" perché aveva ucciso Dúrin VI e scacciato il suo popolo dalla sua città sotterranea. Dúrin il Senzamorte era il più vecchio dei Sette Padri dei Nani, creati da Aulë il Fabbro, e fu dunque il primo Nano.

Testo della canzone Modifica

The Tolkien Ensemble - Song of Durin (The Complete Songs & Poems - CD2)06:41

The Tolkien Ensemble - Song of Durin (The Complete Songs & Poems - CD2)

Il Canto di Durin, by Tolkien Ensemble

Giovane era il mondo, e le montagne verdi
Ancora sulla Luna macchia non era da vedervi,
Nessuna parola su fiume o rupe eretta in aria,
Quando Durin destatosi camminò in terra solitaria.
Diede nome ad anonimi colli e vallate,
Bevette da sorgive ancor mai assagiate;
Egli si chinò per guardare nel Mirolago,
E di una corona di stelle vide il contorno vago;
Parean gemme incastonate in argento,
Sulle ombre del suo bel capo intento.

Bello era il mondo, ed alti i monti ignoti,
Dei potenti re che son fuggiti via
Da Nargothrond o Gondolin che sia
Dai Mari Occidentali sull'altra sponda;
Ai tempi di Durin la terra era gioconda.

Era re su si un trono intarsiato
Fra saloni dal gran colonnato;
Sul capo i soffitti d'argento,
Su porte le rune del potere, e d'oro il pavimento.
Di sole, luna e stelle il bagliore infocato
Nei lampadari lucidi di cristallo molato,
Che sempre splendidi e imponenti brillavano,
E che mai nubi ed ombre di notte offuscavano.

Ivi colpiva l'incudine il martello,
Ivi l'incisor scriveva, ed oprava lo scalpello;
Ivi forgiata la lame ed all'elsa unita,
Ivi minator scavava e murator costruiva con fatica.
Ivi gemme perle ed opale iridescente,
E metallo lavorato come maglie di rete incandescente.
Ivi scudi e corazze, acse, spade e pugnali,
E le trombe squillavano ai cancelli.

Il popolo di Durin mai non si stancava;
Sotto le montagne la musica suonava:
Fremevano le arpe, cantavano i menestrelli,
E le trombe squillavano ai cancelli.

Il mondo è grigio e le montagne anziane,
Nelle fucine, le fredde ceneri sono del fuoco un ricordo lontano.
Nessun'arpa vibrante, nessun ritmo di martelli.
Regna l'oscurità su miniere e castelli;
Sulla tomba di Durin incombe fosca l'ombra,
A Moria, a Khazad-dûm.
Ma ancora appaiono le stelle morenti
Nel Mirolago oscuro e senza venti.
Là giace in abissi d'acque di Durin la corona,
Lì si risveglierà, quando sarà giunta l'ora.

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