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Gandalf

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"Molti sono i nomi che ho nelle diverse terre. Mithrandir sono per gli Elfi, Tharkûn per i Nani; Olòrin ero da giovane nell'ormai obliato Ovest, nel Sud Incànus, nel Nord Gandalf; nell'Est non vado mai."
—Gandalf ne Il Signore degli Anelli


Gandalf il Grigio, più tardi conosciuto come Gandalf il Bianco, fu uno dei 5 Istari. Gli Istari furono Maiar scelti personalmente dai Valar per aiutare i popoli della Terra di Mezzo nella loro lotta contro il male. Gli Istari (chiamati dagli Uomini "Stregoni") presero la forma di Uomini, ma possedevano poteri fisici e mentali molto più grandi. Per circa 2,000 anni, Gandalf lavorò accuratamente e senza sosta contro i crescenti poteri del male nella Terra di Mezzo

Etimologia Modifica

Originariamente il suo nome era Olorin che in Quenya significa "Colui che suggerisce i sogni". Mithrandir era il suo nome in Sindarin e significa "Grigio Pellegrino", mentre Gandalf e Tharkun sono i nomi con i quali è conosciuto rispettivamente da Uomini e Nani e sono la traslitterazione di Mithrandir.

Poteri e abilità Modifica

La reale entità dei poteri di Gandalf non viene mai specificata nei libri di Tolkien, ma si suppone che sia molto grande. Egli ha l'abilità di suscitare sogni di speranza nella menti delle persone e di rinsaldare i cuori contro i pericoli dell'Oscurità. É molto saggio e spesso i suoi consigli, benché possano apparire avventati, si rivelano essere i più azzeccati. Benché egli non abbia rivelato molto della sua magia, gli Hobbit ad esempio lo considerano poco più che un grande costruttore di fuochi d'artificio, egli anche nelle vesti di Gandalf il Grigio ha dimostrato di essere un potente mago, capace di evocare potenti fiamme per respingere i nemici e di tenere testa contemporaneamente a quattro Nazgûl a Colle Vento ed addirittura al Balrog di Moria. Conosce praticamente tutti gli incantesimi nelle lingue degli Elfi, degli Uomini e dei Nani e con Radagast condivide l'amicizia con le creature della Terra di Mezzo come le Aquile. Dopo la sua resurrezione in qualità di Gandalf il Bianco egli probabilmente ha aumentato i suoi poteri, tanto da superare persino Saruman, fino ad allora ritenuto il più potente degli Istari. Non si sa se egli sia in grado di confrontarsi con Sauron ma il fatto che abbia grande timore dell'Oscuro Signore e che si rifiuti di guardare nel Palantír temendo di fare la fine di Saruman, fa pensare che egli nonostante tutto non sia in grado di affrontarlo, anche se non è mai stato messo seriamente alla prova, neppure dal Re Stregone quando questi entra dal cancello distrutto di Minas Tirith.

StoriaModifica

OrigineModifica

"Saggio sopra tutti i Maiar era Olórin. Anch'egli dimorava in Lórien, ma le sue strade lo conducevano spesso alla casa di Nienna, da cui apprese pietà e pazienza."
—Descrizione di Olórin, Il Silmarillion, pag.30


Nienna e Olorin by Ivanalekseich.jpg

Olorin con Nienna a Valinor

In origine era un Maia e il suo nome in Valinor era Olórin. Egli era associato a Manwë e a Varda, anche se dimorava nel giardino di Lórien e spesso lo si poteva incontrare nelle case di Nienna, da cui apprese la pietà e la pazienza. Egli era il più saggio dei Maiar e benchè, prima del suo arrivo nella Terra di Mezzo come Istar, non vi si fa parola di lui nelle cronache, egli amava molto gli Elfi e, aggirandosi tra di loro invisibile oppure in forma di uno di loro stessi, e donava loro belle visioni e suggerimenti di saggezza. Più tardi, divenne amico anche degli Uomini, per i cui dolori impietosiva, e coloro che lo ascoltavano si riscuotevano dalla disperazione e accantonavano le immaginazioni dell'oscurità. Durante l'adunanza dei Valar per scegliere gli Istari, Gandalf si era tenuto in disparte non volendo entrare direttamente nella questione, e quando gli si chiese di recarsi nella Terra di Mezzo inizialmente oppose un rifiuto, dicendo umilmente che era troppo debole per affrontare un compito di quella portata e che temeva il potere malefico di Sauron; tuttavia Manwë gli disse che proprio in virtù della sua umiltà era tenuto a partire; alla fine accettò il fardello, ma Varda impose che Gandalf non dovesse giungere come terzo (prima di lui erano già stati scelti Saruman e Alatar), ma come secondo e sottoposto solo a Saruman. Al suo arrivo nella Terra di Mezzo con le vesti grigie, Círdan il Carpentiere, che vedeva più lontano di chiunque altro sulla Terra di Mezzo, aveva riconosciuto in lui il più possente fra quelli che arrivavano, nonostante fosse più minuto e apparentemente il più vecchio, e gli aveva donato uno dei tre Anelli degli Elfi, Narya, l'Anello di Fuoco dal colore rosso.

Avventura della Montagna SolitariaModifica

Gandalf e Bilbo by Denis Gordeev.jpg

Non cessò mai di viaggiare in tutte le terre occidentali, dispensando saggi consigli ai re umani ed elfici e rinsaldando i legami tra le due stirpi. Strinse buoni legami anche con i Nani delle Terre Selvagge, fu l'unico degli Istari a interessarsi degli Hobbit, dato che all'epoca sia gli Eldar che gli Uomini sapevano della loro esistenza ma li ritenevano poco importanti, mentre erano conosciuti molto attentamente dai Raminghi Numenoreani che proteggevano la Contea.

Gandalf entrò a far parte del Bianco Consiglio, un'assemblea presieduta da Saruman a cui partecipavano alcuni Elfi e gli Istari. Questo si trovò presto ad affrontare la questione dello spirito che infestava la fortezza di Dol Guldur: il concilio riteneva che potesse essere lo stesso Sauron che stava riguadagnando potere e che si dovesse colpire subito, ma Saruman invece si oppose. Egli, infatti, sapeva per certo che fosse Sauron e voleva aspettare finchè non avesse guadagnato abbastanza potere da richiamare a sé Unico Anello, in modo da sottraglierlo e ottenerlo per sè.

Ma, nel TE 2063, Gandalf si recò a Dol Guldur e qui scoprì che lo spirito era quello di Sauron e, tornato indietro, venne programmato un assalto a cui Saruman non si potè opporre. Il Bianco Consiglio portò a termine l'attacco e Sauron, non ancora in grado di battersi, fuggì a Mordor per poi ritornare nel TE 2460

Secoli dopo Gandalf, a causa di preoccupanti voci su un ritorno del Negromante, fece un nuovo sopralluogo a Dol Guldur e vi trovò Thrain II morente, il quale lo pregò di dare al figlio la mappa di Erebor ed una chiave misteriosa, morendo però prima di potergli riferire il nome.

Tornato al Concilio, comunicò l'urgenza di un nuovo attacco, ma Saruman consigliò invece l'attesa e così fu. Nel frattempo, incontrò Thorin che scoprì essere il figlio di Thrain e con lui concordò di partire alla volta della Montagna Solitaria per investigare. Della compagnia organizzata da Gandalf fece parte anche Bilbo, un Hobbit, che scelse di portarsi dietro nel ruolo di "scassinatore", per poter penetrare in luoghi dove i nani non sarebbero riusciti. Quando Bilbo trovò l'Unico Anello, Gandalf fu subito sospettoso sul modo con cui aveva raccontato di averlo ottenuto e si confrontò con lui privatamente, essendo profondamente turbato dalla sua storia dei poteri dell'anello che gli sembravano molto familiari. Durante questa ricerca, Gandalf scomparve due volte: la prima per esplorare il loro cammino, e la seconda per "per sbrigare altre faccende ugenti", sulla natura delle quali non proferì parola. In realtà, stava partecipando ad un incontro del Bianco Consiglio per programmare l'attacco a Dol Guldur in quanto Saruman aveva finalmente acconsentito. Fu così che quando giunsero a Bosco Atro, Gandalf lasciò la compagnia per partecipare all'assalto (TE 2941), con il quale Sauron si ritirò, anche se solo apparentemente. Ritornò poi per partecipare alla Battaglia dei Cinque Eserciti. Dopo la battaglia, riaccompagnò Bilbo nella Contea.

In realtà, Gandalf aveva programmato la spedizione proprio nello stesso periodo dell'attacco a Dol Guldur per impedire a Sauron di allearsi con il drago Smaug.

Ritorno alla ConteaModifica

Gandalf e Frodo by Denis Gurdeev.jpeg

Gandalf consegna a Frodo il testamento di Bilbo

In seguito viaggiò per tutta la Terra di Mezzo, alla ricerca di indizi e informazioni sul ritorno di Sauron e sul misterioso anello di Bilbo, finchè nel TE 3001 tornò nella Contea per partecipare alla festa per il 111° compleanno di Bilbo. Durante il suo discorso, Bilbo scomparve improvvisamente utilizzando l'anello. Turbato da ciò, Gandalf confrontò il suo vecchio amico e cerò di persuaderlo a partire senza portarsi dietro l'anello ma lasciandolo a Frodo. Bilbo accusò Gandalf di volerglielo rubare definendolo "il mio tesoro", con l'identica espressione usata da Gollum. Gandalf, quindi, si mostrò con tutta la sua forza di Maiar, facendo arretrare Bilbo, il quale ammise che l'anello lo aveva cambiato e decise volontariamente di lasciarlo a Frodo.

Per i successivi diciassette anni, Gandalf andò alla ricerca di risposte e dell'unica creatura che poteva sapere qualcosa di più sulla natura dell'anello, Gollum. Dopo averlo cercato a lungo vicino a Mordor, si incontrò con Aragorn che lo aveva catturato a Bosco Atro. Qui lo interrogarono e scoprirono che Sauron era arrivato a lui prima di loro e, avendolo torturato, lo aveva costretto a rivelargli il nome dell'Hobbit che gli aveva rubato l'anello: "Baggins" della Contea. In seguito lasciarono Gollum in custodia agli Elfi Silvani di Bosco Atro.

Dopo aver scoperto la probabile vera natura dell'anello di Bilbo , tornò velocemente alla Contea dove confermò i suoi sospetti gettando l'anello nel fuoco e rivelando così la scritta incisa su di esso.

Dopo aver raccontato a Frodo la storia dell'Unico Anello, lo affrettò affinchè partisse immediatamente con l'anello per dirigersi a Gran Burrone, Dimora del Re elfico Elrond, sapendo che nella Contea egli era in pericolo.

Tradimento di Saruman e viaggio a Gran BurroneModifica

Cavalcando poco fuori la Contea, a Brea egli incontrò Radagast il Bruno, il quale gli disse di andare a chiedere consiglio a Saruman (di cui ignorava il tradimento) mentre si impegnò di comunicare alle Aquile di cercare di spiare i movimenti del nemico e di comunicarglieli il prima possibile. A sua insaputa quindi Radagast fu utilizzato da Saruman per attirare Gandalf ad Orthanc ma nello stesso tempo fu anche la causa della sua liberazione perchè avvertì le Aquile e tutti gli uccelli che potessero essere utili di recarvisi.
Gandalf escaping.png

Gandalf fugge da Isengard

Gandalf lasciò quindi una nota per Frodo al custode della locanda nel villaggio di Brea e partì per Isengard, dove fu tradito e tenuto pregioniero da Saruman che era già caduto sotto l'influenza di Sauron a causa dell'uso del Palantír. Fu, però, salvato da Gwaihir l'Aquila che lo portò a Rohan, dove ottenne con fatica il permesso da Re Théoden di prendere un cavallo. Egli scelse Ombromanto e cavalcò fino alla Contea, dove fu informato che Frodo era fortunatamente già partito. Essendo stato inoltre informato che Frodo era in compagnia di Aragorn, decise di dirigersi anche lui verso Gran Burrone. Durante il viaggio, si scontrò anch'egli con i Nazgûl inviati da Sauron, ma riuscì comunque a fuggire benchè quattro di essi lo inseguissero: Aragorn e i quattro hobbit furono testimoni di parte dello scontro, dacché videro lampi di luce e fiamme levarsi sopra Colle Vento.

Ritrovatosi con Frodo, partecipò al Consiglio Segreto indetto da Elrond e venne a sapere da Legolas del Reame Boscoso che Gollum era fuggito durante un'attacco di orchi e le sue tracce si erano confuse con quelle degli orchi rendendo il compito di seguirle impossibile.

Guerra dell'AnelloModifica

Miniere di MoriaModifica

"Sono un servitore del Fuoco Segreto, e reggo la fiamma di Anor. Non puoi passare. A nulla ti servirà il fuoco oscuro, fiamma di Udûn. Torna nell'Ombra! Non puoi passare."
—Gandalf, fronteggiando il Balrog
Balrog vs Gandalf.jpeg

Gandalf affronta il Flagello di Durin

Dopo la decisione del Consiglio di distruggere l'anello, prese il comando della Compagnia dell'anello. Insieme ad Aragorn cercò di condurre gli Hobbit e i loro compagni attraverso il passo di Caradhras, ma senza successo perchè furono ostacolati dalla volontà malvagia della montagna.

Fu così che, a malincuore, scelse di percorre una "via oscura e segreta" attraverso le Miniere di Moria, sapendo di correre un grosso pericolo. Durante il loro viaggio nelle Miniere, scoprirono che Balin, uno dei tredici nani durante l'avventura alla Montagna Solitaria e cugino di Gimli, nonché amico di Bilbo, era morto sulle rive del Kelhed-Zaram mentre vi si specchiava, a seguito del tentativo suo e di altri nani di riconquistare il Nanosterro.

Nella sala dove si trovava la tomba di Balin, la Compagnia fu assalita da un gruppo di orchi e anche da un Balrog, comunemente chiamato il Flagello di Durin. Nonostante fosse stato indebolito dal primo incontro con lui nella sala della tomba, avendo cercato di imporre un sigillo alla porta e chiuderla, ingaggiando poi uno scontro di menti, Gandalf lo affrontò sul Ponte di Khazad-dûm

Qui, dopo aver ordinato alla Compagnia di fuggire, si fermò e affrontò il Balrog faccia a faccia. Come il Balrog cercò di avanzare, Gandalf colpì con il bastone il ponte davanti a sé che cominciò a crollare sotto i piedi del Balrog. Mentre questo spronfondava nell'abisso, schioccò la sua frusta afferando una gamba di Gandalf che cadde e fu trascinato nell'abisso.

Nè lui nè il Balrog morirono nella caduta, ma continuarono a lottare per otto giorni lungo l'Interminabile Scala finchè, giunti sul picco di Celebdil dopo aver combattuto per due giorni e due notti, Gandalf sconfisse il Balrog e lo scaraventò contro il fianco della montagna. Gandalf morì a seguito dello scontro e, mentre il suo corpo giaceva sul picco, il suo spirito iniziò il viaggio al di fuori del Tempo.

ResurrezioneModifica

GandolfWhite 6662.jpg

Gandalf il Bianco si mostra ad Aragorn, Gimli e Legolas

"Sono molto mutato da quei tempi e non sono più impastoiato dai gravami della Terra di Mezzo com'ero allora"
—Gandalf il Bianco

Diciannove giorni più tardi, Gandalf fu "mandato indietro", resuscitato da Eru e giacque sulla cima della montagna. Tre giorni dopo, fu trovato da Gwaihir e portato da Galadriel a Lórien, dove le sue ferite vennero curate e fu rivestito di abiti bianchi, divenendo così Gandalf il Bianco. Il suo cambiamento non è casuale: il colore bianco era infatti riservato solo al capo degli Istari, e a causa del tradimento di Saruman ora tocca a Gandalf guidare il suo ordine.

Nella Foresta di Fangorn, egli incontrò Aragorn, Gimli e Legolas che stavano inseguendo Merry e Pipino, catturati dagli Orchi durante la sua assenza. Rivelandosi ai tre, Gandalf spiegò come era sopravvissuto e ritornato in vita. In seguito, persuase Aragorn a dirigersi a Rohan, insistendo che c'erano altre questioni più urgenti come la guerra che stava per giungere a Rohan e gli attacchi preparati da Saruman contro Edoras.

RohanModifica

Giunti a Rohan, scoprono che Re Théoden è stato avvelenato dall'influsso di Saruman e dalle parole di un suo consigliere e agente di Saruman, Grima Vermilinguo. Tuttavia, Gandalf ruppe facilmente il controllo di Saruman sulla mente di Théoden, constringendolo ad accettare la realtà di una guerra imminente contro Isengard.

Mentre i guerrieri di Rohan partiti da Edoras si rifugiavano al Fosso di Helm, Gandalf cavalcò fino a Orthanc e chiese a Barbalbero di convicere gli Ucorni ad assisterlo contro Saruman e i suoi Uruk-hai. Inoltre, cavalcò alla ricerca di Erkenbrand e dei suoi uomini affinchè si dirigessere verso il Fosso di Helm.

Giunse infine al Fosso di Helm all'alba del quinto giorno, e grazie ai rinforzi dai lui condotti la battaglia volse in favore degli Uomini. Dopo aver rovesciato Saruman, egli ruppe il suo bastone e lo bandì dall'ordine degli Stregoni. Poi, contravvenendo ai suoi ammonimenti, Pipino guardò nel Palantír che aveva recuperato da Saruman ed ebbe un contatto con Sauron, dal quale intuì che il suo prossimo bersaglio era Gondor. In seguito, Gandalf prese Pipino con lui e si diresse verso Minas Tirith per aiutare nella difesa della città.

Assedio di GondorModifica

Gandalf a Minas Tirith by Denis Gordeev.jpg

Gandalf affronta il Re Stregone dopo lo sfondamento dei cancelli di Minas Tirith

Giunto a Minas Tirith, si incontro con il sovritendente Denethor II e cercò di consigliarlo. Dopo la carica di Faramir e il fallito tentativo di recuperare Osgiliath, le truppe di Sauron iniziarono l'attacco alla città. Gandalf fornì un prezioso aiuto alla Città Bianca, allontanando la paura dal cuore dei soldati e acquistando tempo per permettere ai rinforzi di Rohan di arrivare in soccorso. Quando l'ariete Grond violò i cancelli della città, Gandalf stette a fianco dei difensori a respingere le orde di Troll e Orchi. Egli rimase da solo ad affrontare il Re Stregone, primo dei Nazgûl. Tuttavia il potere di Gandalf non fu testato, poichè con l'arrivo tempestivo di Rohan il Re Stregone si allontanò per affrontare la nuova minaccia. Con l'arrivo di Rohan, e le suppliche di Pipino riguardanti l'intenzione di Denethor di uccidersi e di potare con sè Faramir, Gandalf si precipitò in suo aiuto. Tolto Faramir dalla pira, cercò di convincere Denethor a non suicidarsi. Tuttavia, impazzito a causa del dolore e dei messaggi di Sauron attraverso il Palantir di Minas Tirith, spezzò il proprio bastone da Sovrintendente e diede fuoco alla pira distendendovisi sopra. Gandalf, addolorato, chiuse le porte della sala: Denethor lanciò un grido e poi più nulla. Poco dopo, Gandalf delegò il comando della città al Principe di Dol Amroth.

Caduta di SauronModifica

Gandalf, insieme ad Aragorn, guidò la battaglia finale contro le forze di Sauron al Cancello Nero, ingaggiando una battaglia con tutte le forze disponibili per distrarre l'attenzione del Signore Oscuro lontano da Frodo e Sam, che stavano in quello stesso momento scalando il Monte Fato per distruggere l'Anello. Anche se le forze del bene erano in una grande inferiorità numerica, furono in grado di trattenere il nemico fino a quando gli hobbit raggiunsero la vetta del Monte Fato e l'anello venne distrutto. In seguito, si preoccupò di portare in salvo dal Monte Fato in eruzione i due hobbit grazie all'aiuto delle Aquile. Presiedette poi all'incoronazione di Aragorn, che prese il nome di Re Elessar. Accompagnò poi gli hobbit sulla via del ritorno, ma non entrò nella Contea dirigendosi piuttosto nella VecchiaForesta per parlare con Tom Bombadil.

PartenzaModifica

La partenza di Gandalf by Denis Gordeev.jpg
"Poi Cirdan li condusse ai Porti, e una bianca nave li attendeva, e sul molo si ergevano un cavallo candido e una figura ammantata di bianco. E quando si voltò e venne loro incontro, Frodo vide che Gandalf portava ora visibile al dito il Terzo Anello, Narya il Grande, e la pietra era rossa come fuoco. Allora coloro che dovevano partire furono sereni, perché compresero che Gandalf sarebbe salpato con loro. Ma ora Sam era pieno di tristezza, e gli parve che se la separazione sarebbe stata amara, più amara ancora era la via del ritorno. Ma mentre erano tutti là riuniti, e gli Elfi stavano salendo sulla nave, e ogni cosa veniva preparata per la partenza, arrivarono al gran galoppo Pipino e Merry. E fra le lacrime Pipino rideva. «Hai cercato di andartene di nascosto già una volta, Frodo, e non ci sei riuscito», egli disse. «Oggi stavi quasi per farcela, eppure hai di nuovo fallito. Ma non è stato Sam a tradirti questa volta, ma Gandalf in persona!». «Sì», disse Gandalf; «perché sarà meglio che torniate in tre piuttosto che Sam da solo. Ebbene, cari amici, qui sulle rive del Mare finisce la nostra compagnia nella Terra di Mezzo. Andate in pace! Non dirò: “Non piangete”, perché non tutte le lacrime sono un male»."
—L'addio di Gandalf

Quattro anni dopo la distruzione dell'Anello Gandalf, dopo aver passato quasi 2000 anni nella Terra di Mezzo, , parti con Frodo, Galadriel, Celeborn, Bilbo, Elrond (e presumibilmente Ombromanto) per mare alla volta delle Terre Immortali, e non fu mai visto di nuovo nella Terra di Mezzo. Di tutti i Maiar inviati, egli fu l'unico ad aver completato con successo il suo compito di salvare la Terra di Mezzo da Sauron, dopo aver guidato e counciliato i diversi popoli degli uomini portandoli verso la sconfitta definitiva del Signore Oscuro. Anche se non fu mai più visto nella Terra di Mezzo, le sue azioni e le sue fatiche assicurarono e permisero agli uomini di entrare nell'era del loro dominio. Così, in un certo senso, può essere visto come uno dei Maiar, se non il più grande di tutti i Maiar, che ha lavorato per portare speranza e coraggio, piuttosto che a dominare e a distruggere, come Sauron aveva fatto.

Sviluppo del PersonaggioModifica

Origini MitologicheModifica

Il nome "Gandalfr" di Antico Norvegese appare nella lista dei nani nella "Völuspá" dell'Edda poetica; il nome incorpora le parole gandr che significa "bacchetta", "bastone" o (specialmente nei composti) "magia" e álfr che significa "elfo". Tolkien trascrisse questo nome insieme a quelli dei nani quando scrisse Lo Hobbit, negli anni '30. Giunse a pentirsi del riutilizzo di questa "marmaglia di nani con nomi relativi all'Edda, [...] inventati in un ora di ozio", quando lo costrinsero ad arrivare ad una spiegazione del perchè l'Antico Norvegese dovesse essere usato nella Terza Era della Terra di Mezzo. Risolse il dilemma nel 1942 con la spiegazione che l'Antico Norvegese era la traduzione del linguaggio di Dale. La figura di Gandalf ha altre influenze provenienti dalla mitologia Tedesca, particolarmente da Odino nella sua incarnazione come "il Vagabondo", un vecchio con un solo occhio, una lunga barba bianca, un cappello a tesa larga, e un bastone. Tolkien dichiarò che pensava a Gandalf come al "vagabondo Odino" in una lettera del 1946. Gandalf è anche simile a Väinämöinen, un Bardo nella mitologia Finlandese.

Der Berggeist Modifica

Der Berggeist.jpg

Der Berggeist

Tolkien aveva una cartolina contrassegnata Der Berggeist "Spirito della Montagna", e nella copertina della busta nella quale la teneva, scrisse ad un certo punto "origine di Gandalf". La cartolina riproduce un quadro di una figura barbuta, che siede su una roccia sotto un pino in un paesaggio montano. Indossa un cappello a tesa larga e un lungo mantello e un cerbiatto bianco sta annusando le sue mani.

Humphrey Carpenter nella sua biografia del 1977 dice che Tolkien aveva comprato la cartolina durante la sua vacanza in Austria nel 1911. In ogni caso, Manfred Zimmerman (1983) scoprì che il quadro era dell'artista tedesco Josef Madlener e è datato intorno agli anni '20. Carpenter concluse che Tolkien era probabilmente egli stesso in errore sull'origine della cartolina. Tolkien doveva aver acquistato la cartolina in qualche momento dei primi anni '30, al tempo in cui Lo Hobbit aveva già iniziato a prendere forma.

Il dipinto originale fu messo all'asta a Sotheby's, a Londra il 12 Luglio 2005 per 84,000 sterline. Il proprietario precedente aveva ricevuto il dipinto da Madlener negli anni '40 e ricordò che gli aveva detto che le montagne raffigurate sullo sfondo erano le Dolomiti.

Prima apparizioneModifica

La prima descrizione di Gandalf si trova nelle prime pagine de Lo Hobbit, datate nei primi anni '30. La rinomanza di Gandalf viene allusa ancora prima della sua descrizione fisica ("Storie e avventure spuntavano fuori da ogni parte, dovunque egli andasse, e del tipo più straordinario"), rivolta dall'autore al lettore, mentre la prima impressione di Bilbo è: "un vecchio con un bastone. Aveva un alto cappello blu a punta, un lungo mantello grigio, una sciarpa argentea sulla quale la lunga barba bianca ricadeva fin sotto la vita e immensi stivali neri."

AdattamentiModifica

Lo Hobbit (1977) Modifica

The Hobbit (1977 film) - Gandalf.jpg

Gandalf ne Lo Hobbit nel 1977

Nell'adattamento animato del Lo Hobbit del 1977, il personaggio di Gandalf è doppiato da John Houston, ed è abbastanza in linea con il personaggio del romanzo.

Il Signore degli Anelli (1978) Modifica

Gandalf 1978.jpg

Gandalf ne Il Signore degli Anelli del 1978

Nel film animato del Signore degli Anelli del 1978, lo stregone è doppiato da William Squire, mentre nelle scene d'azione, ottenute con la tecnica rotoscopica, è interpretato dall'attore John A. Neris. Anche in questo caso la resa del personaggio è stata considerata dalla critica e dai fan abbastanza fedele allo spirito del romanzo.

Il Ritorno del Re (1980) Modifica

Gandalf 1980.jpg

Gandalf ne Il Ritorno del Re del 1980

Nel film de Il Ritorno del Re del 1980, il personaggio di Gandalf è doppiato sempre dall'attore John Houston che già tre anni prima aveva dato la voce allo stregone in Lo Hobbit del 1977. La grafica del personaggio è sostanzialmente la stessa di quella del film di tre anni prima, ma in questo adattamento appare unicamente come Gandalf il Bianco, anziché come Gandalf il Grigio.

Trilogia de Il Signore degli Anelli (2000-2003) Modifica

Gandalf.jpg

Ian McKellen nel ruolo di Gandalf nella trilogia de Il Signore degli Anelli (2001- 2003)

Nella trilogia di Peter Jackson de Il Signore degli Anelli, lo stregone è interpretato dall'attore britannico Ian McKellen. Inizialmente questo ruolo era stato offerto a Sean Connery, ma l'attore scozzese rifiutò il ruolo nonostante gli fosse stata offerta una corposa percentuale delle royalties del film, in quanto per sua stessa ammissione non riusciva a calarsi pienamente nel personaggio. Nonostante alcune differenze tra il libro e la sceneggiatura, il personaggio è stato reso abbastanza in linea con quello di Tolkien e l'interpretazione di Gandalf è considerata da molti una delle migliori di Ian McKellen.

Trilogia de Lo Hobbit (2012-2014) Modifica

É interpretato sempre da Ian McKellen in tutti e tre i film.

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