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Morte di Aragorn
"Ora, quindi, dormirò”. “Non ti dirò parole di conforto, perché per simili dolori non vi è conforto entro i confini del mondo. Ti attende un’ultima scelta: pentirti e recarti ai Rifugi, portando con te all’Ovest il ricordo dei giorni trascorsi insieme, un ricordo sempre verde, ma pur sempre soltanto un ricordo; o, altrimenti, attendere la Sorte degli Uomini”. “No, mio amato sire”, ella rispose, “quella scelta è stata fatta ormai da molto tempo. Non vi sono più navi che mi porteranno sin là, e devo attendere la Sorte degli Uomini, volente o nolente: la perdita e il silenzio. Ma voglio dirti, Re dei Numenoreani, che sinora non avevo compreso la storia della tua gente e la loro caduta. Li deridevo come se fossero stupidi e cattivi, ma ora finalmente li compiango. Perché se questo è, in verità, il dono dell’Uno agli Uomini, è assai amaro da ricevere”. “Così sembra”, egli disse. “Ma non lasciamoci sopraffare dalla prova finale, noi che anticamente rinunciammo all’Ombra e all’Anello. In tristezza dobbiamo lasciarci, ma non nella disperazione. Guarda! Non siamo vincolati per sempre a ciò che si trova entro i confini del mondo, e al di là di essi vi è più dei ricordi. Addio!”."
—Ultimo dialogo tra Aragorn e Arwen, Il Signore degli Anelli

Il Fato degli Uomini o Dono di Eru è il dono della mortalità. Tuttavia, questo concetto è fonte di molte discussioni riguardo la sua interpretazione e rimane spesso in parte oscuro.

A differenza degli Elfi, i quali rimangono legati ad Arda poichè immortali e, se vengono uccisi, sono costretti ad attendere nelle Aule di Mandos a Valinor per un periodo più o meno lungo prima di reincarnarsi, agli Uomini spetta un destino differente. Per volere di Eru Ilúvatar, infatti, gli uomini hanno ricevuto il dono della morte: essi dopo una breve permanenza nella Aule di Attesa, lasciano Arda e il mondo fisico per raggiungere e superare i confini di stessa, in attesa di tornare per la Dagor Dagorath, la fine del mondo, dopo la quale dovrebbero avere un ruolo importante nella seconda creazione (sebbene non sia chiaro di quale ruolo si tratti). Tuttavia, anche i Valar ignorano il luogo in cui gli uomini si dirigono dopo la morte o il motivo di tale dono, in quanto la mente di Eru rimane loro imperscrutabile e durante la Grande Musica la visione della storia del mondo terminò prima della comparsa del genere umano.

Morgoth, che desiderava il potere e la distruzione di Arda, ingannò molti uomini facendo leva proprio sulla paura della morte in modo da metterli contro i Valar ed Eru. Gli uomini infatti invidiavano gli Elfi e i Valar immortali e non comprendevano l'entità del loro dono, che comunque non viene mai chiaramente esplicitata (in quanto neppure i Valar stessi riescono a coglierla) e rimane quindi affidata alle più varie interpretazioni.

Questo fatto fu sfruttato in seguito anche da Sauron, quando prese il posto di Morgoth, e lo usò tra l'altro per causare la caduta del regno di Númenor e la corruzione di molti uomini, che furono trasformati in servi (come i Nazgûl). Egli fece infatti credere ai Dúnedain che i Valar (e lo stesso Eru) non fossero che invidiosi e che quindi avessero posto un limite alla grandezza dell'uomo. L'Oscuro Signore presentò inoltre Morgoth come l'unico vero dio, capace di liberarli dalla morte. Così questa, conosciuta inizialmente come il Dono di Eru, divenne nota come Sorte degli Uomini o Fato degli Uomini.

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