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"... e Fëanor crebbe rapidamente, e un segreto fuoco gli si accese dentro. Era alto, bello di volto e destro, i suoi occhi erano lucenti e penetranti, i capelli neri come ala di corvo; e nel perseguimento dei propri scopi, era perseverante e risoluto. Ben pochi riuscivano a distoglierlo dai suoi scopi con la parola, nessuno con la forza. Divenne, di tutti i Noldor allora e dopo, quello dalla mente più duttile e dalla mano più abile."
J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion, Cap. VI

Fëanor, chiamato anche Curufinwë, fu un elfo della stirpe dei Noldor, figlio unico di Finwë, Supremo Re dei Noldor, e della sua prima moglie, Míriel Therindë. Fu un abile artigiano e guerriero ed è ricordato per la creazione dei Silmaril e dei sette Palantír. Inoltre, fu l'ideatore delle scrittura Tengwar, eleborata a partire dal lavoro di Rúmil. E' indubbiamente considerato il più grande di tutti gli Eldar nella arti e nelle tradizione, ma anche il più orgoglioso e il più caparbio.

Etimologia Modifica

Da suo padre ricevette il nome di Curufinwë che significa in Quenya "Finwë l'Abile", mentre dalla madre ricevette il nome Quenya di Fëanaro che significa che significa "Spirito di Fuoco". Fëanor è la forma in Sindarin del suo nome in Quenya.

Opere famose Modifica

  • Alfabeto Tengwar
  • Palantíri
  • Silmaril

BiografiaModifica

Infanzia Modifica

Fëanor consumò molta dell'energia vitale della madre Míriel sia nello spirito che nel corpo, e quando finalmente nacque ella bramò di essere sgravata dalla fatica di vivere e il suo spirito lasciò volontariamente il suo corpo, che rimase intatto nei Giardini di Lorien. Fu la madre a chiamarlo per la prima volta Fëanáro, ovvero "Spirito di fuoco", al posto del nome datogli dal padre Curufinwë.

Finwë si risposò ed ebbe altri quattro figli, i fratellastri di Fëanor, Fingolfin e Finarfin, e due figlie, Findis e Irimë. Fëanor non amò mai la sua matrigna Indis e così visse separato da lei e dai suoi fratellastri. Egli sposò Nerdanel, figlia di Mahtan, che gli diede sette figli: Maedhros, Maglor, Celegorm, Caranthir, Curufin, Amrod, e Amras.

La Creazione dei Silmaril Modifica

Giunto alla pienezza del proprio vigore, Fëanor catturò la luce dei Due Alberi di Valinor per creare i tre Silmaril, detti anche Grandi Gemme. Egli iniziò a considerare i Silmaril come la sua opera più preziosa, e divenne sempre più sospettoso che i Valar o altri Eldar li bramassero. Questo era generalmente falso; i Valar non li volevano per loro e alcuni di essi consideravano al contrario più sicuro distruggerli. Fëanor alternò momenti in cui mostrava orgogliosamente i gioelli e altri in cui li custodiva geloso e non permetteva a nessuno eccetto la propria famiglia di vederli.

Menzogne di Melkor ed esilio Modifica

The Drawing of the Sword

Fëanor minaccia il fratello Fingolfin con la spada

Quando Melkor venne liberato dalla sua prigionia egli cominciò a passare molto tempo assieme a Fëanor e i Noldor cercando di farseli amici e dandogli dei consigli su come fabbricare oggetti magnifici, tra cui anche i Palantiri, anche se in realtà mirava a corromperli. Tuttavia Fëanor, orgoglioso com'era, non concesse la propria amicizia a Melkor anche se, come gli altri Noldor cominciò a prestare orecchio alle sue menzogne su una presunta invidia dei Valar nei suoi confronti e i Noldor, sobillati sempre dal Valar, cominciarono a forgiare delle armi. In seguito alle menzogne di Melkor (che insinuava che Fingolfin volesse privare privarlo della sua primogenitura davanti al padre Finwë) Fëanor arrivò a minacciare Fingolfin con la spada e per questo fu esiliato da Tirion, la città dei Noldor, nella città di Formenos dove fu seguito anche dai figli e dal padre Finwë che, nonostante tutto, continuava ad amare il figlio.

"Così, con menzogne, voci maligne e perfidi consigli, Melkor accese alla discordia i cuori dei Noldor; e dalle loro dispute alla lunga derivò la fine dei bei giorni di Valinor, la cui antica gloria giunse al tramonto. Che Fëanor cominciò adesso a parlare apertamente di ribellione contro i Valar, proclamando ad alta voce la propria intenzione di andarsene da Valinor per tornare nel mondo esterno, e che avrebbe liberato i Noldor dal servaggio, se avessero voluto seguirlo. Vi fu allora grande subbuglio in Tirion, e Finwë ne fu turbato; e convocò tutti i suoi signori a concilio. Ma Fingolfin si precipitò nelle sue aule, e gli si piantò davanti e disse: « Re e padre, non vuoi tu mettere freno alla superbia di nostro fratello Curufinwë, che è detto lo Spirito di Fuoco, e fin troppo veracemente? Con quale diritto egli parla in nome di tutto il nostro popolo, quasi fosse Re? Sei stato tu che, tanto tempo fa, hai preso la parola davanti ai Quendi, esortandoli ad accogliere l'invito dei Valar a venire in Aman; tu, che hai condotto i Noldor per la lunga strada, attraverso i perigli della Terra di Mezzo, alla luce di Eldamar. Se ora non te ne pentì, hai almeno due figli disposti a comprovare la verità delle tue parole». Ma ancor mentre Fingolfm parlava, Fëanor entrò nella sala, ed era armato di tutto punto: l'alto elmo in capo, al fianco una gran spada. « Dunque, è proprio come sospettavo » disse. « Il mio fratellastro vorrebbe scavalcarmi ed essere il primo con mio padre, in questa e in ogni altra facenda.» Quindi, volgendosi a Fingolfin, snudò la spada gridando: «Fuori di qui, e statti al tuo posto! ». Fingolfin si inchinò a Finwë, e senza una parola o uno sguardo a Féanor uscì dalla stanza. Ma Fëanor lo seguì, e sulla soglia della casa reale lo fermò; e puntò contro il petto di Fingolfin la spada lucente. « Guardala bene, fratellastro» disse. «Questa è più tagliente della tua lingua. Provati una volta ancora a usurpare il mio posto e l'amore di mio padre, e può darsi che essa sbarazzi i Noldor di uno il quale vorrebbe essere signore di schiavi.» Tali parole furono udite da molti, che la casa di Finwë sorgeva sulla grande piazza ai piedi della Mindon; ma neppure questa volta Fingolfin replicò, e fendendo in silenzio la calca andò a cercare suo fratello Finarfin. A questo punto, le agitazioni dei Noldor non erano più celate ai Valar, ma il seme ne era stato sparso col favore delle tenebre; ragion per cui, essendo stato Fëanor a parlare per primo apertamente contro di essi, lo ritennero il promotore dello scontento, facendo egli spicco per caparbia e arroganza, benché tutti i Noldor si fossero fatti superbi. E Manwë ne fu addolorato, ma stette a vigilare senza dir parola. I Valar avevano condotto gli Eldar nella loro terra, liberi di starvi o di andarsene; e, sebbene ritenessero che andarsene fosse follia, non vi si sarebbero certo opposti. Ora, però, le azioni di Fëanor non potevano essere ignorate, e i Valar erano irati e costernati; e Fëanor fu convocato al loro cospetto alle porte di Valmar, onde rispondere di tutte le sue parole e atti. Convocati furono anche tutti coloro che avevano mano nella faccenda o ne erano a conoscenza; e Fëanor, in piedi davanti a Mandos nell'Anello della Sorte, ebbe ordine di rispondere alle domande che gli fossero rivolte. Ed ecco finalmente la radice messa a nudo e la malizia di Melkor svelata; e seduta stante Tulkas abbandonò il concilio per mettergli le mani addosso e trascinarlo un'altra volta a giudizio. Ma neppure Fëanor fu assolto, poiché aveva infranto la pace di Valinor e minacciato con la spada un consanguineo; e Mandos gli disse: «Hai parlato di servaggio. Se servaggio deve essere, orbene, tu non puoi sottrarti a esso; che Manwë è Re di Arda, e non della sola Aman. E questo tuo atto è stato contro la legge, in Aman come altrove. Ragion per cui, questo è il verdetto: per dodici anni, te ne andrai da Tirion dove la tua minaccia è stata pronunciata. In questo periodo consigliati con te stesso, e rammentati chi e che cosa sei. Dopo tale periodo, la questione sarà chiusa e dimenticata, posto che altri non nutrano rancori nei tuoi confronti». Disse allora Fingolfin: «Io non nutro rancore verso mio fratello». Fëanor però nulla rispose, e rimase in silenzio davanti ai Valar. Poi si volse, e lasciò il concilio e si diparti da Valmar. Con lui se ne andarono, banditi, i suoi sette figli, e al nord, in Valinor, costruirono un luogo forte e una camera del tesoro tra i colli; e quivi, a Formenos, una gran quantità di gemme fu radunata, e con esse armi, e i Silmaril furono chiusi in una stanza di ferro. Ivi si trasferì anche Finwë il Re, a causa dell'amore che nutriva per Fëanor; e Fingolfin governò i Noldor in Tirion. Cosi le menzogne di Melkor ebbero finta conferma, benché fosse stato Fëanor, con le sue proprie mani, ad aver originato tale situazione; e il rancore seminato da Melkor non si spense, e continuò a serpeggiare ancora a lungo tra i figli di Fingolfin e Fëanor."
—L'esilio di Fëanor


Ottenebramento di Valinor e il giuramento dei Noldor Modifica

"Che sia amico o nemico, dannato o innocente, progenie di Morgoth o luminoso Vala, Elfo o Maia, o Creatura ancora non vivente, Uomo ancora non nato sulla Terra di Mezzo, né leggi, né amore, né legioni di spade, né terrore, né perigli, né il Fato stesso, difenderanno da Fëanor, o dalla stirpe di Fëanor, colui il quale giammai nasconda, possieda, afferri, trattenga o porti via seco un Silmaril. Questo giuriamo tutti insieme: morte gli daremo, fino alla fine dei Giorni, sventura, fino al collasso del mondo! Ascolta le nostre parole, o Eru, Padre-di-tutti! Alla Tenebra Eterna condannaci, se mancheremo ai nostri propositi. Il Sacro Monte ci ascolti in testimonio, e ricordate il nostro voto, o Manwë e Varda!"
—Il Giuramento di Fëanor
The Oath of Feanor

Il giuramento di Fëanor

Qualche anno dopo i Valar invitarono Fëanor a Tirion affinché si riappacificasse con il fratello Fingolfin e avesse termine il suo esilio: qui i due fratelli si abbracciarono e, almeno esteriormente, fecero la pace scambiandosi giuramenti di pace e amicizia. Mentre Fëanor era assente e impegnato nei festeggiamenti per il buon raccolto, Melkor, insieme a Ungoliant, distrusse Telperion e Laurelin e si diresse verso Formenos dove uccise Finwë e rubò i Silmaril. Il dolore di Fëanor fu così grande per la scomparsa del padre e dei suoi gioielli che giurò di vendicare le offese di Melkor, che per la prima volta chiamò Morgoth (ovvero "Nero Nemico di Arda"). Assieme ai fratelli, ai figli e ai nipoti e molti dei Noldor si prestò ad un solenne e terribile giuramento: chiamando come testimone Ilúvatar giurarono che avrebbero dato la caccia a Morgoth (ritornato nel frattempo nella sua fortezza di Angband) e non avrebbero avuto pace finchè tutti i gioielli non fossero stati recuperati e chiunque si fosse messo in mezzo, fossero Orchi, Elfi o gli stessi Valar, sarebbe stato considerato un nemico. Questo giuramento sarebbe stato fonte di terribili lutti, non solo per i Noldor ma per tutti gli Elfi.


La fuga da Valinor dei Noldor e il Massacro di AlqualondeModifica

Exquisite-kfind Per approfondire, vedi la voce Primo Fratricidio.
Massacro di Alqualonde

Il massacro di Alqualondë ad opera dei Noldor

Venuti a conoscenza del giuramento i Valar inviarono un messaggero a Fëanor per indurlo a desistere da questa impresa, ma questi rispose rabbiosamente dicendo che i Valar non gli avrebbero impedito di vendicare l'affronto subito. Il messaggero rispose che i Noldor erano liberi di seguire la loro strada, ma che i Valar non li avrebbero né aiutati né ostacolati in quella che ritenevano una follia. Fëanor se ne fece una ragione, anche se era convinto che i Valar avrebbero tentato di fermarlo, ed organizzò l'esodo della sua gente.

"Ma, mentre già le trombe squillavano e Fëanor usciva dalle porte di Tirion, un messaggero giunse alfine da Manwë così dicendo: «Di contro alla follia di Fëanor, valga questo mio unico consiglio. Non partite! L'ora infatti è sfavorevole, e la vostra strada conduce a pene da voi non prevedute. Nessun aiuto vi verrà dai Valar in questa cerca; ma essi neppure vi ostacoleranno; questo infatti dovete sapere: come siete giunti qui liberamente, liberamente ne ripartirete. Ma tu, Fëanor figlio di Finwë, per il tuo giuramento sei esiliato. Nell'amarezza disimparerai le menzogne di Melkor. Un Vala, egli è, hai detto. E quindi hai giurato invano, perché nessuno dei Valar tu puoi vincere né mai potrai vincerlo dentro le aule di , anche se Eru, al cui nome ti richiami, t'avesse fatto tre volte più grande di quanto tu sia ». Fëanor però rise e parlò, non già all'araldo, bensì ai Noldor, con queste parole: « Così, dunque! Quindi, questo valente popolo dovrebbe mandare in esilio null'altri che l'erede del loro Re con i suoi soli figli, ed esso tornare alla sua schiavitù? Se qualcuno vuoi venire con me, io gli dico: vi si preannuncia dolore? Ma in Aman l'abbiamo conosciuto. In Aman, dalla beatitudine siamo passati al dolore. Vogliamo dunque tentare l'altra strada: di giungere dal dolore alla gioia; o alla libertà quanto meno ». Quindi, rivolto all'araldo, gridò: «Di' questo, a Manwë Sùlimo, Re Supremo di Arda: se Fëanor non può abbattere Morgoth, per lo meno non esita nell'assalirlo, e non se ne sta in preda a oziose recriminazioni. E può essere che tru abbia messo in me fuoco maggiore di quanto tu creda. Tanto danno farò quanto meno all'Avversario dei Valar che persino i possenti che stanno nell'Anello della Sorte e resteranno a bocca aperta all'udirlo. Proprio così, e alla fine cssi mi seguiranno. Addio! ». In quel momento la voce di Fëanor risuonò così vasta e potente, che persino 1'araldo dei Valar si inchinò di fronte a lui come chi sia pienamente soddisfatto della risposta avuta, e se ne andò; e i Noldor ne furono soggiogati."
—Fëanor e il messaggero dei Valar


Siccome non avevano navi per raggiungere la Terra di Mezzo, Fëanor li guidò ad Alqualondë, capitale dei Teleri in Aman, per chiedere che gli consegnassero le loro navi. I Teleri rifiutarono e Fëanor ebbe un aspro diverbio con Olwë, il loro sovrano:

"Allora Fëanor montò in collera [...] e con tono accalorato parlò a Olwë: "Voi smentite la vostra amicizia proprio nell'ora del nostro bisogno! Pure siete stati ben lieti di avere il nostro aiuto quando alla fine siete giunti su queste rive, vagabondi, scoraggiati, e pressoché a mani nude. In capanne sulle spiagge ancora dimorereste, non avessero i Noldor costruito il vostro porto e faticato sulle vostre mura." Olwë però rispose: "Noi non voltiamo le spalle a nessuna amicizia. Ma è proprio di un amico biasimare la follia di un amico. [...] Quanto alle nostre candide navi: no, quelle non ce le avete date voi. Quell'arte noi l'abbiamo appresa non dai Noldor, bensì dai Signori del Mare; ed i bianchi tronchi li abbiamo lavorati con le nostre mani, e le bianche vele le hanno intessute le nostre spose e le nostre figlie. Pertanto, noi non le daremo né le venderemo in nome di qualsivoglia alleanza o amicizia. Perché questo io ti dico, Fëanor figlio di Finwë, che le navi sono per noi come le gemme dei Nolnor: l'opera dei nostri cuori, di cui mai riusciremo a far l'uguale.""
—Olwë rifiuta di concedere la navi ai Noldor

Ciò non fece desistere il Noldor che attaccarono i Teleri per impadronirsi delle navi. Fu un vero massacro anche perché i Teleri non avevano altre armi che degli archi e qualche spada mentre i Noldor, che da anni si preparavano a questo, erano quasi tutti rivestiti di corazze e armati di lucenti spade e lance. Questo grave episodio, che in seguito divenne noto come il Fratricidio di Alqualondë, fu la prima occasione in cui gli Elfi versarono il sangue di altri Elfi nella terra benedetta di Aman e fu la prima orribile conseguenza del giuramento di Fëanor.


Il viaggio verso la Terra di Mezzo Modifica

Fëanor ordina di bruciare le navi

Fëanor ordina di bruciare le navi

Impadronitisi delle navi dei Teleri i Noldor le condussero alla bell'è meglio verso la Terra di Mezzo, tuttavia, mentre navigavano verso nord, furono raggiunti da Mandos, in qualità di araldo di Manwë, che scagliò su di loro una terribile maledizione (la Sorte dei Noldor), predicendo la morte e la rovina per i figli di Fëanor e tutti i loro seguaci.

"Lacrime innumerevoli voi verserete; e i Valar fortificheranno Valinor contro di voi e ve ne escluderanno, si che neppure l'eco del vostro lamento varcherà le montagne. Sulla Casa di Fëanor, l'ira dei Valar piomberà da Occidente fino all'Oriente estremo, ed essa sarà anche su tutti coloro che ne seguiranno i membri. Il loro Giuramento li impellerà, e tuttavia li tradirà, per sempre privandoli di quei tesori che hanno giurato di perseguire. A un'infausta fine volgeranno tutte le cose che essi ben cominciano; e questo accadrà per il tradimento dell'una stirpe verso l'altra, e per la paura di tradimento. Gli Spodestati, essi saranno per sempre. Voi avete sparso ingiustamente il sangue dei vostri fratelli e avete insozzato la terra di Aman. Sconterete il sangue col sangue, e fuori da Aman dimorerete nell'ombra di Morte. Ché, sebbene Eru vi abbia destinati a non morire in Eä e sebbene le malattie non vi assalgano, pure potete essere uccisi, e uccisi sarete: da armi e tormento e dolore; e i vostri spiriti raminghi verranno poi a Mandos. Ivi a lungo dimorerete bramando i vostri corpi, e troverete scarsa pietà sebbene tutti coloro che avete ucciso impetrino per voi. E coloro che perdureranno nella Terra di Mezzo e non verranno a Mandos, finiranno per essere stanchi del mondo come di un greve fardello, e deperiranno e diverranno quali ombre di rimorso agli occhi della razza più giovane che verrà. I Valar han detto. Tornate sui vostri passi!"
Maledizione di Mandos

Fëanor andò comunque avanti, anche dopo che una tempesta affondò alcune navi e che il fratello minore di Fëanor Finarfin, pentitosi delle azioni commesse, decise di tornare indietro con la sua sua gente ed impetrare il perdono dei Valar, che glielo concessero. Dopo una pausa prima di arrivare alla Terra di Mezzo si fece il problema dell'Helcaraxë, una landa ghiacciata e inospitale. Fëanor, resosi conto di non aver abbastanza navi per tutti, abbandonò le schiere sotto il controllo di Fingolfin ed entrò nella Terra di Mezzo con i suoi sette figli e i suoi seguaci. Giunto nel Dor-Lòmin fece bruciare tutte le navi che aveva rubato e non mandò nessun aiuto a Fingolfin.

Dagor-nuin-Giliath e Morte Modifica

Exquisite-kfind Per approfondire, vedi la voce Dagor-nuin-Giliath.
DagorNuinGiliath

Lo scontro tra i Noldor e gli Orchi

Le navi segnalarono la sua presenza a Morgoth il quale lasciò tutte le sue legioni di Orchi contro l'esercito dei Noldor per ributtarli a mare. Tuttavia gli Elfi, benché esausti, ebbero la meglio sulle legioni di Morgoth sbaragliandole e costringendole alla fuga. Imbaldanzito da quella vittoria Fëanor cavalcò come un forsennato verso Angband già pregustando la vendetta. Tuttavia nella foga si staccò dalla schiera principale e lui e alcuni dei suoi uomini furono circondati da Gothmog, il capitano dei Balrog di Morgoth, e da i suoi seguaci. 

Gothmog vs Fëanor

Fëanor combattè contro Gothmog ma il Balrog lo ferì mortalmente e solo per miracolo i suoi figli giunsero in tempo con i rinforzi per salvare lui e i suoi uomini. Sebbene fossero riusciti a riportare il padre nel proprio campo e a prestargli le prime cure, le ferite di Fëanor erano mortali e, maledicendo nuovamente Morgoth, prima di esalare l'ultimo respiro esortò i suoi figli a tenere fede al giuramento e poi spirò.

"[...] ma non ebbe né tomba né sepolcro perché così focoso era il suo spirito che, come se ne staccò, il corpo cadde in cenere e fu spazzato via come fumo... Così finì il più possente dei Noldor, dalle cui gesta vennero sia la loro massima nomea, sia le loro più tristi sventure."
J.R.R. Tolkien, ne Il Silmarillion

Feanor dunque non tornò più dalle Aule di Mandos, dove il suo spirito si recò, e mai tornerà, fino a dopo la Dagor Dagorath. Alla sua morte i suoi figli si divisero tutto il Beleriand.

Re Supremo dei Noldor
Preceduto da:
Finwë
Fëanor Succeduto da:
Fingolfin
1495 AA -1497 AA

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