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Elendur fu un uomo di razza Dúnedain vissuto tra la fine della Seconda Era e l'inizio della Terza. Nato a Númenor egli il figlio maggiore di Isildur, figlio di Elendil, e suo erede al titolo di Re Supremo di Arnor e Gondor. Fu ucciso assieme al padre e ai fratelli Aratan e Ciryon nella Battaglia dei Campi Iridati nell'anno 2 TE.

Etimologia Modifica

Il nome Elendur deriva dal Quenya e significa letteralmente "Servitore degli Elfi". La radice elude deriva probabilmente dal nome di suo nonno Elendil. Suo omonimo fu il penultimo Re di Arnor unito Elendur, padre dell'ultimo Re Eärendur.

Biografia Modifica

Nascita a Númenor e prima giovinezza Modifica

Elendur nacque a Númenor nell'anno 3299 SE, da Isildur, figlio di Elendil, e da una nobildonna Numenoreana sconosciuta. Egli venne alla luce nella città di Rómenna, capitale del Principato di Andúnië, dove trascorse la sua infanzia e la prima giovinezza. Nell'anno 3319 SE, partì assieme al padre e alla volta della Terra di Mezzo, sfuggendo in tal modo alla distruzione di Númenor.

Vita nella Terra di Mezzo e la Guerra contro Sauron Modifica

Giunto nella Terra di Mezzo Elendur seguì il padre e lo zio Anárion a sud, dove fondarono il regno di Gondor. Non si sa molto di questo periodo della sua vita ma è probabile che non abbia vissuto sempre a Gondor, dimorando per qualche tempo anche a Gran Burrone assieme ai familiari. Quando nel 3429 SE l'Oscuro Signore Sauron attaccò i Popoli Liberi della Terra di Mezzo egli prese parte alla guerra e combatté nella Battaglia di Dagorlad e durante l'Assedio di Barad-dûr, dove suo nonno Elendil e suo zio Anárion trovarono la morte.

La morte Modifica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Battaglia dei Campi Iridati.
Isildur con Elendur.jpeg

Elendur implora Isildur di fuggire dalla trappola degli Orchi

Dopo la sconfitta di Sauron, assieme ai fratelli Aratan e Ciryon trascorse alcuni anni a Osgiliath assieme al padre Isildur, divenuto ora Re Supremo di Arnor e Gondor. Nell'anno 2 TE intraprese assieme ai familiari e a duecento cavalieri un viaggio verso Gran Burrone. Tuttavia la sua compagnia venne attaccata da una moltitudine di Orchi nei pressi dei Campi Iridati, dando luogo all'omonima battaglia. Egli combatté valorosamente ma, quando vide che era tutto perduto, implorò il padre di fuggire servendosi dell'Anello, offrendosi di guadagnare tempo per la fuga. Morì combattendo assieme ai fratelli e l'unico superstite della battaglia fu il suo scudiero Estelmo, che venne ritrovato ferito sotto il corpo del suo signore.

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