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"«Egli è assai diverso dagli altri uomini del suo tempo, Pipino, e quali che siano i suoi avi e i suoi padri, per uno strano caso, il sangue dell'Ovesturia scorre quasi puro nelle sue vene.e in quelle dell'altro suo figlio, Faramir; non così invece in quelle di Boromir, che pur era il suo preferito. Ha occhi acuti. Può percepire, se ritiene di farlo, molte cose che percorrono i pensieri degli uomini, anche di quelli assai lontani da qui. È assai difficile ingannarlo e molto pericoloso provarci»."
—Gandalf su Denethor, Il Signore degli Anelli, libro V, cap. I, "Minas Tirith".

Denethor II fu un uomo della stirpe dei Dúnedain di Gondor che visse alla fine della Terza Era. Ventiseiesimo ed ultimo Sovrintendente Regnante di Gondor, succedette al padre Ecthelion II alla morte di questi nel 2984 della Terza Era. In gioventù fu un feroce rivale di Aragorn quando questi serviva Ecthelion sotto il falso nome di Thorongil.

Da Finduilas di Dol Amroth ebbe due figli: il primogenito Boromir, che fu membro della Compagnia dell'Anello e morì presso Amon Hen, e Faramir che gli succedette come Sovrintendente.

Denethor morì suicida il 15 Marzo 3019 TE a 89 anni durante l'assedio di Minas Tirith, ormai preda della follia instillatagli da Sauron attraverso il Palantír e solo grazie al proverbiale intervento di Pipino, Beregond e Gandalf gli fu impedito di trascinare nella morte anche il figlio Faramir.

Etimologia Modifica

Non si conosce l'esatta origine e il significato del nome Denethor, ma sembra che sia la traslitterazione in Sindarin di un nome Nandorin e che il suo significato sia "Alto ed Agile".

Aspetto e carattere Modifica

La prima descrizione del personaggio avviene nel primo capitolo de Il Ritorno del Re:

"Ai piedi della scalinata, sul gradino inferiore, largo e profondo, vi era una sedia di pietra nera e disadorna sulla quale un vegliardo sedeva con il capo chino. Teneva in mano un bastone dal pomello d'oro, e non alzò la testa. [...] Il vegliardo levò lo sguardo. Pipino scorse il suo volto solcato, la fiera ossatura, la pelle simile ad avorio ed il lungo naso arcuato fra gli occhi scuri e profondi; più che Boromir, gli rammentava Aragorn. «È davvero buia quest'ora», disse il vecchio."
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. I, "Minas Tirith".

In un'occasione, Pipino notò che il personaggio appariva molto più vecchio, anche più di Gandalf, nonostante quest'ultimo fosse molto più anziano del sovrintendente:

"Denethor, assai più di Gandalf, aveva l'aspetto del grande stregone: era più regale, più bello e potente; sembrava più vecchio. Eppure un sesto senso rivelava a Pipino che Gandalf aveva maggior potere e una saggezza più profonda, e una maestà occulta. Ed era anche più anziano, molto più anziano."
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. I, "Minas Tirith".

Il motivo della precoce vecchiaia di Denethor è dovuto, come narrato nelle Appendici, all'eccessivo uso del palantír e alle continue lotte di volontà che il sovrintendente intraprendeva contro Sauron allo scopo di conoscerne i piani e contrastarlo. Lo stesso Sauron tentò di strappare il controllo della pietra dalle mani di Denethor ma non ci riuscì mai a causa della forza di volontà, dell'integrità e del diritto del sovrintendente e si dovette contentare ad indebolirne la ragione mostrandogli continuamente la forza di Mordor. Infine era solito vestire anche di notte la cotta di maglia e l'armatura affinché, come disse lui stesso a Pipino, "l'età non renda il mio corpo molle e timoroso".

Personalità Modifica

"«Attento alle tue parole, Messere Pergrino, non è questo il momento adatto all'insolenza degli Hobbit. Théoden è un vegliardo buono e gentile. Denethor è di tutt'altra razza, orgoglioso e perspicace, uomo di assai più alto lignaggio pur non essendo chiamato re». "
—Gandalf mette in guardia Pipino, Il Signore degli Anelli, libro V, cap. I, "Minas Tirith".
La personalità di Denethor, descritta principalmente negli "Annali dei Re e dei Governatori" che forniscono informazioni anche in merito ai fatti antecedenti Il Signore degli Anelli, è molto complessa: Tolkien scrive che Denethor era «un uomo orgoglioso, alto, valoroso, e più regale di qualunque altro uomo apparso a Gondor, saggio, lungimirante, e colto nelle antiche saghe».
Denethor a consiglio

Denethor durante il consiglio di guerra con i suoi capitani

Sempre nelle Appendici, Tolkien afferma che Denethor preferiva di gran lunga Saruman a Gandalf, mentre detestava particolarmente Aragorn, sia perché quest'ultimo era molto benvoluto da suo padre Ecthelion II e sia perché Denethor temeva che il ramingo potesse ripristinare la stirpe di Isildur. Il rancore per Gandalf e Aragorn spinse Denethor a desiderare di acquisire ancora più conoscenza, fino a eguagliare o addirittura superare i due nemici. Per questo, dopo essere diventato sovrintendente, Denethor dimostrò di essere un sovrano volitivo. Tuttavia, a grandi doti di comandante e stratega accompagnava un'estrema freddezza; parlava pochissimo, ascoltava a fondo i pareri dei suoi consiglieri e poi seguiva unicamente la propria testa. Quest'aria di distacco ben presto gli alienò l'affetto del popolo, che tuttavia non cessò di stimarlo e rispettarlo come un saggio signore.

Denethor possedeva un'enorme forza di volontà e il dono della preveggenza, per via della straordinaria purezza del lignaggio della sua famiglia. La vita di Denethor fu scossa da molti lutti. Il primo fu quello della moglie Finduilas, a seguito del quale divenne più cupo e sospettoso e che probabilmente lo spinse all'errore fatale di guardare nel palantír, che lo indebolì profondamente, sia mentalmente che fisicamente. Il secondo lutto fu la morte del figlio primogenito Boromir, durante la Guerra dell'Anello.

Tolkien rimarca nel racconto come Denethor fosse legato particolarmente a Boromir, mentre disprezzava alcune delle qualità del secondogenito Faramir. Denethor, infatti, era particolarmente scontroso nei confronti di Faramir e non sopportava che il figlio fosse amico di Gandalf. Per questo motivo egli affermò in un'occasione che avrebbe preferito che i destini dei due fratelli fossero invertiti, ovvero che Faramir morisse e che Boromir vivesse. Solo durante la Battaglia dei Campi del Pelennor Denethor dà prova di voler bene anche a Faramir. Lo stesso Gandalf aveva predetto il cambiamento del sovrintendente: «tuo padre ti ama Faramir, e se ne ricorderà prima della fine».

Biografia Modifica

Nascita e giovinezza Modifica

Nato nel 2930 TE Denethor era il terzogenito e unico figlio maschio del Sovrintendente di Gondor Ecthelion II. Denethor soffrì molto in gioventù a causa dell'indifferenza del padre, il quale sembrava preferirgli un Ramingo del Nord di nome Thorongil (in realtà Aragorn sotto mentite spoglie) il quale condusse diverse vittoriose spedizioni militari contro i corsari di Umbar e si accattivò la simpatia del popolo. Denethor sospettava in realtà la vera identità di Thorongil e temeva che questi, aiutato da Gandalf con il quale ebbe pessimi rapporti per tutta la sua vita, volesse reclamare il trono di Gondor ed estrometterlo dalla successione al padre.

Tuttavia lo scontro tra i due non avvenne, poiché Thorongil/Aragorn un giorno decise di ripartire per il nord e ciò contribuì a rassicurare Denethor. Egli fu fin da giovanissimo un grande studioso delle tradizioni di Gondor e Nùmenor e coltivò lo studio degli immensi archivi dei Sovrintendenti, dedicandosi soprattutto alle ricerche sui Palantìri.

Il Matrimonio e la successione al padre Modifica

Denethor and Finduilas

Denethor e la sua sposa Finduilas in una fan-art

A 39 anni Denethor sposò la Principessa Finduilas di Dol Amroth, figlia del Principe Adrahil Signore di Dol Amroth dalla cui Casata i Sovrintendenti di Gondor sceglievano tradizionalmente le proprie spose, in quanto erano quelle con il sangue di Nùmenor più puro. Denethor era molto innamorato della moglie e da lei ebbe due figli: Boromir, il maggiore, nato nel 2978, e Faramir, nato nel 2983. Tuttavia dopo appena dodici anni di matrimonio Finduilas morì di misteriose febbri;

"Dopo la sua morte, Denethor divenne più tetro e silenzioso, e soleva trascorrere lunghe ore sedute in solitudine nella sua torre, immerso nei pensieri, prevedendo che l’assalto di Mordor sarebbe avvenuto durante la sua Sovrintendenza. Più tardi si apprese che, avendo bisogno di conoscere gli eventi futuri, ed essendo uomo fiero e sicuro della propria forza di volontà, egli aveva osato leggere nel Palantír della Torre Bianca [...]'"
Il Signore degli Anelli, Appendice A, parte IV, "Gondor e gli Eredi di Anárion".

Per Denethor la morte dell'amatissima moglie fu un colpo durissimo e accentuò il suo carattere chiuso e riservato e per sopportare il dolore si immerse nello studio e cominciò a passare lunghe ore da solo all'interno della Torre Bianca di Minas Tirith.

Denethor e il Palantír

Denethor guarda nel palantír di Anárion

Nel 2984 TE il padre di Denethor Ecthelion morì ed egli fu chiamato a succedergli come Sovrintendente di Gondor, dimostrandosi fin dal principio come un sovrano volitivo, energico ma rigido. Per questo motivo e per conoscere le intenzioni del nemico, sicuro della sua forza di volontà, osò guardare nel Palantír di Anárion, il più legato a quello di Isildur, caduto nelle mani del Signore di Mordor; nessuno dei sovrintendenti e neppure i re Eärnil II ed Eärnur avevano osato ciò temendo che Sauron potesse irretirli.

In questo modo Denethor apprese molte cose che accadevano nel suo regno ed oltre le sue frontiere ma, sebbene la sua forza di volontà fosse tale che neppure l'Oscuro Signore riuscì a piegarla, la lotta contro il volere di Sauron lo indebolì notevolmente facendolo invecchiare precocemente ed alimentando in lui l'orgoglio e la disperazione. Non fu cattivo governante e durante il suo regno Gondor riuscì a resistere ai continui attacchi che Sauron continuava ad inviare contro i suoi confini orientali. Tuttavia l'Oscuro Signore riuscì ad inserire il dubbio della sconfitta e per questo Denethor cominciò a pensare all'ultima difesa del regno; dette quindi ordine che intorno ai Campi del Pelennor fosse riparato l'immensa muraglia del Rammas Echor.

La Guerra dell'Anello Modifica

L'invio di Boromir a Gran Burrone Modifica

Nel 3018 TE suo figlio Faramir fece un sogno nel quale ricevette una profezia che gli diceva di recarsi a Imladris per cercare la "spada che fu rotta" e che il flagello di Isildur si era risvegliato. Il sogno si ripetè altre volte e in un occasione apparve anche a Boromir. Non riuscendo a venire a capo dell'enigma, i due fratelli si rivolsero a Denethor il quale disse che Imladris era il nome con cui i saggi chiamavano Gran Burrone e che se c'era di mezzo il "flagello di Isildur" sarebbe stato meglio inviare qualcuno ad accertare la verità. Faramir inizialmente si offrì come volontario per partire (dal momento che il sogno si era dapprima rivelato a lui), tuttavia Denethor temeva che il figlio più giovane si sarebbe fatto influenzare da Gandalf e da Elrond; decise così di inviare Boromir, pensando che la lealtà del figlio verso di lui avrebbe offerto migliori garanzie. Così facendo però Denethor cambiò il destino dei figli: sarebbe stato infatti giusto che Faramir partisse alla volta del nord, in quanto probabilmente il suo animo saggio gli avrebbe impedito di ostacolare la missione di Frodo e probabilmente sarebbe sopravvissuto.

La Morte di Boromir e la perdita dell'Ithilien Modifica

Mentre Faramir faceva del suo meglio per respingere le truppe di Mordor dall'Ithilien, per caso trovò nell'Anduin la barca elfica sulla quale lo avevano adagiato Aragorn, Legolas e Gimli dopo la sua morte. Denethor venne così a conoscenza della morte del figlio e per lui fu un colpo durissimo: divenne ancora più cupo e scontroso, mentre nella sua testa cominciava ad introdursi il germe della follia che l'avrebbe condotto alla fine. Intanto le truppe di Mordor aumentarono la pressione sull'Ithilien costringendo Faramir e le sue truppe a ritirarsi nella città di Osgiliath.

L'arrivo di Gandalf e Pipino a Minas Tirith Modifica

Gandalf, Pipino e Denethor by Denis Gordeev

Pipino e Gandalf al cospetto di Denethor by Denis Gordeev

"«Ancora un Halfling, poco amore mi suscita quel nome dal momento che quella maledetta parola è venuta a turbare i nostri concili e si è portata via mio figlio nella sua selvaggia missione verso la morte. Il mio Boromir! Ora abbiamo bisogno di te. Faramir sarebbe dovuto andare al suo posto»."
—Denethor a Gandalf e Pipino, Il Signore degli Anelli, libro V, cap. I, "Minas Tirith".

Mentre Denethor si disperava nel lutto giunse a Minas Tirith Gandalf, in compagnia di Peregrino Tuc, per portare i propri consigli a Denethor in modo da preparare Gondor al prossimo assalto di Sauron. Il sovrintendente accolse in malo modo Gandalf, per il quale aveva sempre nutrito una discreta antipatia, mentre provò una curiosità nei confronti di Pipino accettando che questi prestasse servizio presso di lui come pegno per il sacrifico di Boromir.

La caduta di Osgiliath e il ferimento di Faramir Modifica

Denethor e Faramir

Denethor a colloquio con Faramir e Gandalf

Mentre Gandalf cercava di parlare con Denethor, il nemico aveva conquistato la riva orientale dell'Anduin nei pressi della città di Osgiliath e Faramir si recò a Minas Tirith per portare la notizia e ricevere ordini da suo padre. Una volta giunto al cospetto del padre il giovane Capitano di Gondor, con Pipino e Gandalf presenti, gli fece rapporto sulla sua missione nell'Ithilien riferendo di aver incontrato Frodo e Sam che, guidati da Gollum, si stavano dirigendo verso Mordor. Denethor rimproverò il figlio per la scelta di lasciar proseguire il Mezzuomo verso la Terra Nera, sostenendo che il suo compito sarebbe stato quello di portare Frodo a Minas Tirith assieme all'Anello e, a differenza di Boromir, di aver dimenticato la lealtà verso il proprio padre e il popolo di Gondor.
L'ira di Denethor by Anke Eißmann

Denethor rimprovera al figlio di non aver portato l'Anello a Minas Tirith by Anke Eißmann

A nulla valsero le parole di Gandalf, il quale disse che nessun bene sarebbe venuto a Gondor dall'Anello, anzi contribuirono a far infuriare ancora di più il Sovrintendente che accusò anche Faramir di prestare più ascolto alle parole di uno Stregone anziché a quelle di suo padre; giunse persino a sostenere che se Faramir, e non Boromir, fosse partito per Imladris l'amore del primogenito per Gondor gli avrebbe permesso di entrare in possesso di una potente arma contro Sauron.

"«Avresti dunque desiderato», disse Faramir, «che io fossi al posto suo?» «Sì, l'avrei davvero desiderato», rispose Denethor. «Perché Boromir era leale verso di me e non era il pupillo di uno stregone. Avrebbe ricordato suo padre bisognoso di aiuto, e non avrebbe rifiutato ciò che la fortuna gli dava. Egli mi avrebbe portato un potente dono»."
—Diagolo tra Faramir e Denethor, Il Signore degli Anelli, libro V, cap. IV, "L'assedio di Gondor".

Gandalf cercò nuovamente di far ragionare Denethor, dicendogli che riponeva troppa fiducia in Boromir e che nessuno in passato era riuscito a resistere alla volontà dell'Unico.

Ancora una volta il Sovritenende s'infuriò sostenendo che comunque l'Anello avrebbe dovuto essere custodito a Minas Tirith, sostenendo che lui l'avrebbe tenuto al sicuro e usato per difendere Gondor anche se "solo per necessità". Queste parole tolsero ogni dubbio a Gandalf sul fatto che la decisione di Faramir era stata giusta e cercò di farlo capire a Denethor, ma questi non volle sentire ragioni. Una volta terminato il rapporto, il Sovrintendente chiese al figlio notizie della guarnigione di Osgiliath, anticipandogli il fatto che probabilmente lo avrebbe inviato a comandare la difesa della città, poi lo congedò mandandolo a riposarsi.

La volontà di Denethor by Anke Eißmann

«Dipende da come ritornerai!» by Anke Eißmann

Il giorno successivo iniziò il "giorno senza alba" e il Sovrintendente tenne un consiglio di guerra assieme ai vari Capitani e signori di Gondor. Durante tale riunione Denethor dimostrò di avere chiara la situazione strategica, tuttavia disse che non avrebbe accettato di cedere Osgiliath e il Rammas Echor al nemico senza combattere, nonostante Faramir cercasse di dissuaderlo dallo sprecare soldati per difendere posizioni destinate comunque ad essere perdute, indipendentemente dal valore dei difensori. Tuttavia Denethor non volle sentire ragioni.

"«Molto deve essere messo a repentaglio in una guerra» [...] «Ma non cederò il Fiume e il Pelennor senza combattere... Non mi arrenderò, se qui c'è ancora un capitano che abbia ancora il coraggio di fare ciò che il suo sire comanda». Tutti tacquero. Dopo qualche minuto Faramir parlò: «Sire, non mi oppongo alla tua volontà. Ora che sei privato di Boromir, andrò io, e farò ciò che potrò cercando di sostituirlo nel migliore dei modi... se tu lo comandi». «Io lo comando", disse Denethor. «Allora addio!», disse Faramir. «Ma se io dovessi ritornare, abbi una migliore opinione di me.» «Dipende da come ritornerai!»"
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. IV, "L'assedio di Gondor".
Imrahil und Faramir

Imrahil soccorre il nipote Faramir ferito

Faramir dunque si avviò verso Osgiliath con i suoi uomini per obbedire agli ordini di suoi padre, benché Gandalf cercasse di dissuaderlo ritenendola una follia. L'11 Marzo Ie forze di Mordor attaccarono la città sull'Anduin e i soldati di Faramir resistettero per un giorno e una notte ma alla fine, soverchiati nel numero, furono costretti a ritirarsi fino al Rammas Echor dove nuovamente resistettero bravamente per un giorno, ma furono nuovamente. Mentre combatteva nella retroguardia per dare tempo ai suoi uomini di ritirarsi in città, il giovane capitano venne ferito da una freccia avvelenata gettando nel caos i soldati di Gondor e solo una sortita di cavalieri di Dol Amroth guidati dal loro Principe Imrahil, zio di Faramir, impedì che la ritirata si trasformasse in un massacro.

Recuperato dagli uomini di Imrahil e trasportato a Minas Tirith da suo padre, vi giunse privo di sensi e in pieno deliquio a causa del veleno nella ferita. La vista del figlio esanime gettò Denethor nella disperazione: solo allora il Sovrintendente si accorse di quanto tenesse al secondogenito e lo shock di vederselo ferito mortalmente dette il colpo di grazia alla sua mente già indebolita.

Faramir ferito al cospetto di Denethor by Denis Gordeev

Faramir ferito al cospetto di suo padre

"Gli parve [a Pipino] che Denethor invecchiasse dinnanzi ai suoi occhi, come se qualcosa avesse ceduto nel suo orgoglio, sconvolgendo la sua mente severa. Forse era colpa del dolore, e del rimorso. Vide su quel volto, un tempo impassibile, scorrere delle lacrime, più insopportabili della collera. [...] «Ho mandato mio figlio, senza un grazie né una benedizione, ad affrontare un inutile pericolo, ed eccolo che giace qui con il veleno nelle vene. No, no, qualunque cosa accada ormai in guerra, anche la mia stirpe sta per estinguersi, persino la casa dei Sovrintendenti è venuta meno. Della gente infida ormai governerà gli ultimi discendenti dei Re degli Uomini, che si nasconderanno finché non verranno tutti scacciati!» Degli Uomini vennero alla porta a implorare il Signore della Città «No, non scenderò da qui» egli rispose «Devo rimanere accanto a mio figlio. Potrebbe parlare prima della sua fine, nonostante sia essa ormai vicina. Seguite chi volete, persino il Grigio Stolto, benché la sua speranza sia fallita. io rimango qui»"
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. IV, "L'assedio di Gondor".

Accecato dal dolore e dalla disperazione, rimase accanto al figlio morente e si rifiutò di condurre la difesa della città affidandola al cognato Imrahil di Dol Amroth e a Gandalf. Mentre la battaglia per la città infuriava, Denethor non si mosse un momento dal capezzale di Faramire le poche parole che gli si poteva sentire pronunciare erano deliri sulla fine della città e dell'epoca degli uomini. Non ci fu modo di spostarlo e trattò in malo modo chiunque cercasse di scuoterlo, chiedendo di essere lasciato solo con il suo dolore.

La Follia di Denethor e il suicidio Modifica

Denethor e Faramir-0

Denethor al capezzale del figlio

"Di nuovo giunsero dei messi alla camera della Torre Bianca. Pipino li fece entrare, perchè avevano molta fretta. Denethor distolse lento il capo dal volto di Faramir e li osservò in silenzio. «La prima cerchia della Città sta bruciando sire» dissero «Quali sono i tuoi ordini?Sei ancora tu il nostro Signore e Sovrintendente. Non tutti intendono seguire Mithrandir. Gli uomini fuggono dalle mura lasciandole indifese». «Perchè fuggono quali stolti? Meglio bruciare prima che dopo, poiché in ogni caso bruciare dovremo. Tornate ai vostri falò! Ed io? Io mi avvio al mio rogo. Al mio rogo! Niente tombe per Denethor e Faramir! Niente tombe! Niente lungo e lento sonno di morte imbalsamati. Noi arderemo come facevano i re primitivi quando dall'Ovest non era ancora giunta la prima nave. L'Occidente soccombe. Tornate indietro e ardete!»"
Il Signore degli Anelli,libro V, cap. VII, "Il Rogo di Denethor".
Denethor pira

Gandalf, Pipino e Beregond salvano Faramir dalla follia del genitore

Quando a Denethor giunse la notizia che il nemico, servendosi dell'ariete Grond, aveva sfondato il cancello della prima cerchia e che il panico si stava diffondendo in città, egli si convinse che la battaglia era ormai perduta e prese la terribile decisione: liberato Pipino dal suo giuramento di fedeltà, ordinò alle sue guardie di trasportare Faramir nelle Case dei Re e di preparare una pira sulla quale lui e il figlio avrebbero trovato la morte. Tuttavia non ebbe modo di mettere in atto i suoi propositi: Pipino infatti fece irruzione assieme a Gandalf e Beregond, il quale era stato convinto dalle parole dell'hobbit a rinnegare il suo giuramento di fedeltà, impedendo che l'irreparabile venisse commesso. Vedendo che lo Stregone si opponeva a lui anche nell'ora più tragica portandogli via il figlio, Denethor impazzì definitivamente e rinfacciò allo Stregone di aver sempre complottato di sostituirlo con Aragorn e di volergli ora rubare il figlio.

"«La tua speranza è di governare al mio posto, di essere dietro ogni trono, a nord, a sud, a ovest. Ho letto la tua mente ed i tuoi raggiri. Non so forse che ordinasti a questo Mezzuomo di mantenere il silenzio? Che l’hai portato qui per spiarmi sin dentro la mia stanza? [...] E così con la mano sinistra vorresti servirti di me per qualche tempo come scudo contro Mordor , mentre con la mano destra intendi portare qui questo Ramingo del Nord a soppiantarmi. Ma sappi, Gandalf Mithrandir, che io non voglio essere uno strumento nelle tue mani. Io sono un Sovrintendente della Casa di Anárion. Non voglio abbassarmi a divenire lo stupido ciambellano di un nuovo venuto. Anche s’egli mi provasse il suo diritto, potrebbe dimostrare soltanto di discendere dalla linea di Isildur. Non cederò innanzi a un uomo simile, l’ultimo di una cenciosa dinastia priva da tempi immemorabili di nobiltà e dignità»"
—Denethor rinfaccia a Gandalf di volerlo sostituire con Aragorn, Il Signore degli Anelli,libro V, cap. VII, "Il Rogo di Denethor".

Lo Stregone provò nuovamente a far ragionare Denethor, spiegandogli che non aveva motivo di disperarsi e che ancora molto si poteva fare per sconfiggere l'Oscuro Signore, ma non riuscì a smuoverlo dai suoi intenti. Ormai reso completamente folle dalla disperazione, il Sovrintendente non se ne dette per inteso e cercò persino di pugnalare Faramir, ma ciò venne evitato grazie al pronto intervento di Beregond che si pose tra il Capitano ferito e il Sovrintendente impedendogli di avanzare..

Gandalf vs Denethor by Denis Gordeev

Gandalf ferma Denethor, Denis Gordeev.

Questa fu la goccia che per Denethor fece traboccare il vaso, vedendo che ormai, oltre al figlio, anche coloro che gli avevano giurato fedeltà obbedivano al suo rivale. Così prese l'estrema decisione:

"«È così!» gridò Denethor «Avevi già rubato la metà del cuore di mio figlio. Ora t'impadronisci anche del cuore dei miei servitori che finiscono per rubarmi interamente mio figlio. Ma in una cosa almeno non sfiderai la mia volontà: deciderò io la mia fine!» »Venite qui!» disse Denethor ai servitori «Venite qui se non siete tutti traditori!» Allora due di essi salinarono di corsa i gradini. Egli afferrò la torcia che uno dei due reggeva, e corse all'interno della casa. Prima che Gandalf potesse impedirglielo, lanciò il tizzone sulla legna, che prese subito fuoco, avvampando e scricchiolando. Poi Denethor balzò sul tavolo, e in piedi tra il fuoco e il fumo, prese il bastone di Sovrintendente che giaceva ai suoi piedi e lo spezzò contro il ginocchio. Poi, lanciati i pezzi nel fuoco, si chinò e si distese sul tavolo stringendosi il palantír sul petto con ambedue le mani. [...] Gandalf voltò la testa colto da orrore e costernazione, e chiuse la porta. Rimase per qualche tempo immobile , immerso nei propri pensieri, silenzioso, mentre dall'esterno si udiva già furente il ruggito delle fiamme dentro la casa. Poi Denethor lanciò un terribile urlo e non parlò più, e non fu più visto da alcun mortale. «Così è scomparso Denethor, figlio di Ecthelion. [...] e così scompaiono anche i giorni di Gondor che voi tutti avete conosciuto: bene o male che sia sono terminati per sempre»"
Il Signore degli Anelli,libro V, cap. VII, "Il Rogo di Denethor".

Prese il bastone di Sovrintendente che giaceva ai suoi piedi e lo spezzò contro il ginocchio, ponendo in tal modo fine alla successione dei Sovrintendenti regnanti. Poi, lanciati i pezzi nel fuoco, si chinò e si distese tra le fiamme stringendosi al petto con entrambe le mani il palantír. Da allora si dice che chiunque non avesse avuto una volontà molto forte, tale da deviare la pietra verso altri obiettivi, se avesse guadato dentro di essa non avrebbe visto altro che due vecchie mani raggrinzite consumate dal fuoco.

Adattamenti Modifica

Il Ritorno del Re (1980) Modifica

Denethor II 1980

In questo adattamento animato il personaggio di Denethor fu doppiato dal doppiatore William Conrad. In questo adattamento il personaggio è stato reso in maniera abbastanza grottesca, che poco rispecchia la dignità del Sovrintendente, benché appaia già minato dalla follia che lo condurrà alla morte.

Trilogia de Il Signore degli Anelli (2001-2003) Modifica

Denethor

Denethor, interpretato da John Noble.

Nella trilogia de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, Denethor è interpretato da John Noble. Compare ne Le due torri (ma solo nella versione estesa) e ne Il ritorno del re. In quest'ultimo, Denethor appare completamente irrazionale; invia il suo unico figlio superstite, insieme ad un'unità di cavalleria, in una missione suicida verso la città di Osgiliath, catturata dal nemico e rifiuta di accendere i falò d'avvertimento per chiedere l'aiuto di Rohan. Più tardi, invece di bruciare sulla pira come nel libro, si getta, già coperto di fiamme, dalla sommità di Minas Tirith durante l'assedio, morendo nella caduta. Il suo palantír non viene mai mostrato nel film.

Nel libro la sua pazzia è tanto più pericolosa in quanto sembra seguire una certa logica: Sauron ha un numero di truppe decisamente superiore a quelle di Gondor e le ha sicuramente mostrate al Sovrintendente attraverso il palantír. Le sue azioni, tuttavia, non rivelano la sua insanità mentale: la missione verso Osgiliath non appare suicida, la città non è ancora stata conquistata (anzi, senza di essa le truppe in rotta sarebbero state sicuramente annientate), e messaggeri sono stati inviati a Rohan, benché Denethor non si aspetti molto aiuto. La pazzia dell'uomo, infatti, comincia solo dopo la presunta morte del figlio Faramir.

Curiosità Modifica

  • Denethor appartiene alla Casa di Húrin e dunque può vantare una lontana parentela con i Re di Gondor della Linea di Anárion.
  • Denethor all'epoca della Guerra dell'Anello ha 89 anni e ciò ne fa assieme ad Aragorn (che ha 88 anni) uno dei più anziani comandanti delle forze degli Uomini.
  • All'epoca in cui Aragorn serviva Ecthelion II sotto il falso nome di Thoringil, Denethor era uno dei pochi ad aver intuito la vera identità del ramingo e per questo lo odiava poiché temeva che lo defraudasse del potere.
  • Denethor ha sempre avuto un miglior rapporto con Saruman che con Gandalf, in quanto sospettava che quest'ultimo tramasse con Aragorn per togliergli il potere.
  • Nel libro de Il Signore degli Anelli è uno dei pochi personaggi (assieme a Saruman Aragorn e Pipino) ad aver avuto un contatto diretto con Sauron attraverso l'uso del Palantír.

Albero Genealogico Modifica

 
 
Húrin dell'Emyn Arnen
Sovrintendente di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
Pelendur
Sovrintendente di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
Vorondil il Cacciatore
Sovrintendente di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
Mardil Voronwë
I Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
Eradan
II Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
Herion
III Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
Belegorn
IV Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
Húrin I
V Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
Túrin I
VI Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
Hador
VII Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
Barahir
VIII Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Dior
IX Sovrintendente Regnante di Gondor
 
Rían
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Denethor I
X Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Due figlie
 
Boromir I
XI Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Cirion
XII Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Hallas
XIII Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Húrin II
XIV Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Belecthor I
XV Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Orodreth
XVI Sovrintendente Regnante di Gondor
 
Morwen
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ecthelion I
XVII Sovrintendente Regnante di Gondor
 
Sconosciuto
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Egalmoth
XVIII Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Beren
XIX Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Beregond
XX Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Belecthor II
XXI Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Thorondir
XXII Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Túrin II
XXIII Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Turgon
XXIV Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ecthelion II
XXV Sovrintendente Regnante di Gondor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Due figlie
 
Denethor II
XXVI Sovrintendente Regnante di Gondor
 
Finduilas di Dol Amroth
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Boromir
Capitano di Gondor
 
Faramir
Sovrintendente di Gondor e Principe dell'Ithilien
 
Éowyn di Rohan
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Elboron
Sovrintendente di Gondor e Principe dell'Ithilien
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Barahir
Sovrintendente di Gondor e Principe dell'Ithilien


Sovrintendente di Gondor
Preceduto da:
Ecthelion II
Denethor II Succeduto da:
Faramir
TE 2984 - TE 3019