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Caduta di Gondolin

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Caduta di Gondolin-0.jpg

L'ingresso di Gothmog e del suo esercito in città

"Al che Tuor gridò: « Guarda, Idril, sono io, e vivo; e ora porterò via di là tuo padre, fossero pure gli Inferni di Morgoth! » Con ciò si accinse a discendere da solo la collina, reso folle dal dolore della sposa; lei però, tornando in sé, con uno scroscio di lacrime si strinse alle sue ginocchia ripetendo: « Signore mio, signore! » e lo trattenne. Ma mentre parlavano un grande strepito e urla si levarono da quel luogo d'angoscia. Ebbene, la torre fu avvolta dalle fiamme e cadde in un'ondata di fuoco, poiché i draghi ne avevano sbriciolato la base insieme con tutti coloro che si trovavano laggiù. Enorme fu il fragore del tremendo crollo: a questo modo morì Turgon Re dei Gondolindrim, e per quell'ora la vittoria fu di Morgoth."
—La morte di Turgon e la vittoria di Morgoth


La Caduta di Gondolin, conosciuta anche come Assedio di Gondolin, fu una sanguinosa battaglia combattuta nel 510 PE che causò la rovina del Regno Nascosto di Gondolin e la morte di molti insigni Noldor tra cui lo stesso Re Turgon. Per colpa del tradimento di Maeglin, nipote del Re, Morgoth riuscì a scoprire la posizione di Gondolin ed inviò le sue armate, al comando del suo capitano Gothmog, per distruggere l'ultimo regno dei Noldor nel nord del Beleriand.

Antefatti Modifica

Maeglin captured.jpg

Dopo l'arrivo di Tuor a Gondolin e il suo matrimonio con Idril, la figlia di Turgon, le cose cominciarono a cambiare. Maeglin, da sempre innamorato della cugina, cominciò ad assumere comportamenti scostanti e a complottare contro Tuor, abbandonandosi completamente nel suo lavoro di fabbro e uscendo sempre più spesso dalla Valle di Tumladen per cercare nuovi giacimenti di minerali. Durante una di queste sue uscite Maeglin fu catturato da una pattuglia di Orchi, una delle tante impegnate nella ricerca di Gondolin, e portato prigioniero ad Angband. Quando Morgoth lo riconobbe come nipote di Turgon volle condurre personalmente l'interrogatorio; l'Oscuro signore riuscì a leggere l'oscurità nel cuore dell'elfo e gli propose un accordo: se avesse condotto le sue armate alla città nascosta, egli gli avrebbe concesso la signoria su Gondolin e il cuore di Idril. Alla fine Maeglin, stremato dalle torture e spinto dalla bramosia, cedette alle lusinghe di Morgoth e gli rivelò una via alternativa per raggiungere la città, per poi ritornare a Gondolin senza fare parola della propria prigionia ad Angband.

L'attacco degli eserciti di Morgoth Modifica

"Il sole calò oltre i colli e la gente s'abbigliò per la festa con gioia e impazienza - lanciando occhiate d'attesa verso l'Est. Quando la luce fu scomparsa e tutto divenne buio, un nuovo lume s'accese all'improvviso, una sorta di bagliore, ma dietro alle vette settentrionali, e gli uomini si stupirono mentre la folla si accalcava sulle mura e sui bastioni. Lo stupore si trasformò in dubbio quando la luce crebbe e divenne ancora più rossa, e il dubbio in terrore quando la neve sui monti fu vista tingersi come di sangue. E così fu che le orde di Morgoth calarono su Gondolin: con i Balrog, gli Orchi ed i lupi vennero i serpenti igneii della schiatta di Glaurung. Quindi dalla piana giunsero cavalieri latori di trepidanti notizie da coloro che sorvegliavano le cime dei monti; descrissero gli eserciti di fuoco e le ombre simili a draghi, e dichiararono: « Morgoth è su di noi! »"
—L'attacco a Gondolin


Le truppe di Morgoth, guidate dal suo capitano Gothmog, attaccarono la città nel 510 PE durante la festa del Tarnin Austa, quando la maggior parte degli abitanti di Gondolin erano radunati sulle terrazze per salutare il sorgere del sole. L'apparire delle armate di Orchi e draghi nella Valle di Tumladen fu uno shock enorme per i Noldor che caddero nella disperazione, mentre Turgon adunò in tutta fretta un consiglio di guerra. Tuor suggerì al Re di uscire con l'intero esercito e affrontare in campo aperto e schiere del nemico, in modo da dare tempo alla popolazione di fuggire; Maeglin tuttavia, spalleggiato dall'elfo Salgant ignaro dell'alleanza stretta con Morgoth, convinse invece il Re a rimanere asserragliato all'interno della città fidando nella robustezza delle sue mura. Le truppe dei Noldor si disposero dunque a difesa delle mura rivelando una pioggia di frecce e pietre sui nemici, che però riuscirono a frenare solo di poco la loro avanzata. Mentre i combattimenti infuriavano su tutti i lati delle mura, Maeglin a capo delle truppe della sua Casata si diresse vero la casa di Tuor per rapire Idril e Eärendil, ma lungo la strada venne intercettato da Tuor e dai suoi soldati che, scoperto il tradimento del Principe, dettero luogo ad una sanguinosa battaglia nella battaglia. Alla fine Tuor sconfisse Maeglin e lo gettò da una rupe, per poi dirigersi assieme alle sue truppe superstiti sulle mura in modo da guadagnare tempo e permettere alla moglie Idril di indirizzare quanti più cittadini possibili alla via di fuga segreta che essa aveva fatto costruire.

La caduta Modifica

Ecthelion gothmog.jpg

Il Duello tra Gothmog ed Ecthelion

Nonostante le mura reggessero, il coraggio dei Noldor a nulla valse contro la furia dei Draghi e dei Balrog che alla fine abbatterono il cancello principale e Gothmog fece il suo ingresso terribile e avvolto dalle fiamme. I soldati di Rog della Casata del Martello dell'Ira opposero una strenua resistenza, riuscendo ad uccidere persino un Balrog, ma vennero alla fine tutti massacrati e i le truppe di Morgoth dilagarono in città e la battaglia si trasformò in uno scontro casa per casa. In questi frangenti tragici vennero comunque compiute delle eroiche imprese: Ecthelion, capo della Casata della Fonte, affrontò in duello Gothmog; dopo essere stato disarmato dal Balrog, Ecthelion si lasciò a testa bassa contro Gothmog e lo trafisse con la lunga punta dell'elmo e lo uccise gettandosi con esso nella Grande Fontana del Re, le cui acque spensero le fiamme che tenevano il mostro in vita, trovandovi a sua volta la morte. Così morì uno dei più grandi Elfi della Terra di Mezzo, privando per sempre Arda della sua musica.

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Gondolin in fiamme

Nonostante questi atti di eroismo, le truppe dei Noldor furono respinte sempre più indietro fino alla Torre del Re, dove Turgon organizzò l'ultima resistenza. Sebbene il genero Tuor e la figlia Idril lo avessero implorato di abbandonare la città ormai condannata, Turgon, disperato per la distruzione della sua città, rifiutò risolutamente di abbandonare Gondolin.

"Allora il re esclamò: « Grande è la caduta di Gondolin! », e gli uomini rabbrividirono, poiché quelle erano le parole di Amnon, il profeta antico; ma Tuor, con voce resa selvaggia dal dolore e dall'affetto per il sovrano, gridò: « Gondolin resiste ancora, e Ulmo non la lascerà perire! » Turgon rispose però: « Ho trascinato la sciagura sul Fiore della Piana a dispetto di Ulmo, e ora egli lo lascia avvizzire nel fuoco. Ebbene! Nel cuore non ho più speranza per la mia città d'incanto, ma i figli dei Noldor non soccomberanno per sempre. » Al che i Gondolindrim fecero risuonare le armi, poiché molti erano lì accanto, ma Turgon continuò: « Non combattete contro il destino, o figli! Chi può cerchi salvezza con la fuga, se mai ne resta il tempo: ma siate fedeli a Tuor. » Tuor ribatté allora: « Tu sei il sovrano »; ma Turgon rispose: « Pure io non infliggerò più nessun colpo », e gettò la corona alle radici di Glingal. Galdor, che era nei pressi, la raccolse, tuttavia Turgon non la accettò, e con il capo scoperto salì sul pinnacolo più alto della candida torre presso il palazzo. Qui gridò con voce simile a corno fatto risuonare fra i monti, e tutti coloro che erano raccolti sotto gli Alberi e i nemici nelle nebbie della piazza lo udirono: « Grande è la vittoria dei Noldor! » Si narra che fosse allora mezzanotte, e che gli Orchi lanciassero urla di scherno."
—Turgon rifiuta di fuggire

Dopo essersi tolto la corona e averla gettata a terra, nominò Tuor capo dei Gondoldhrim affermando che chi lo avesse voluto, avrebbe potuto seguirlo attraverso la via di fuga segreta preparata da Idril. Dopodiché, assieme a ciò che restava del suo esercito, affrontò l'esercito nemico e gridò all'indirizzo degli orchi che lo deridevano: "Grande è la vittoria dei Noldoli!" per poi lanciarsi nella mischia e uccidere molti nemici. Alla fine però i draghi abbatterono la Torre del Re e il Sovrano di Gondolin trovò la morte nel crollo del suo palazzo, portando con sé molti nemici.

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Glorfindel uccide il Balrog prima che attacchi i rifugiati

Tuor cercò dunque di condurre in salvo i superstiti della città e, attraversato il passaggio di Idril, si avventurò con essi tra le montagne cercando di dirigersi a sud. Morgoth tuttavia non ignorava l'esistenza del passaggio, pur non conoscendone l'ubicazione, perciò inviò diverse pattuglie per cercare e uccidere i superstiti. Ad imbattersi nella colonna dei rifugiati fu un Balrog, che avrebbe certamente compiuto una strage se Glorfindel, uno dei nobili della città, non fosse intervenuto affrontandolo e uccidendolo. Con la caduta dell'ultimo regno dei Noldor nel nord del Beleriand, Morgoth poté dirsi vincitore e padrone della Terra di Mezzo, dove oramai solo pochi e deboli regni osavano opporsi al suo potere.

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