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La Battaglia dei Campi Iridati, o Battaglia di Campo Gaggiolo, fu un sanguinoso scontro nel quale trovarono la morte Isildur, Alto Re di Gondor e Arnor, e i suoi tre figli maggiori Elendur, Aratan e Cyrion. La battaglia ebbe luogo sulla riva orientale del fiume Gaggiolo, un affluente dell'Anduin, il 5 Ottobre del secondo anno della Terza Era.

Fu in quella occasione che l'Anello andò perduto e che per oltre due millenni e mezzo non se ne seppe più nulla, finché Deagol, appartenente ad una tribù di Hobbit Sturoi che viveva da quelle parti, non ritrovò l'Anello per poi venire ucciso da Sméagol.

Antefatti Modifica

Isildur lascia Gondor

Isildur lascia Gondor

Dopo la morte di Elendil e Anárion nella Battaglia di Dagorlad, Isildur era rimasto l'unico sopravvissuto dei figli di Elendil l'Alto e dunque ereditò il titolo di Re Supremo di Gondor e Arnor. Dopo aver trascorso alcuni anni a Minas Anor, decise di riprendere la strada per l'Eriador, dove aveva lasciato la moglie e il figlio più piccolo, assieme ai suo figli. Affidò dunque il governo di Gondor al nipote Meneldil, figlio di suo fratello Anárion, e con una scorta di duecento cavalieri si diresse a nord, passando per Osgiliath e da lì risalendo il fiume fino alle Cascate dell'Isen con l'intenzione di prendere la strada numenoreana che attraversava le Montagne Nebbiose e raggiungere Gran Burrone, dove voleva incontrarsi con Elrond Mezzelfo, probabilmente per discutere dell'Anello.

Preludio Modifica

Dúnedain in marcia

Scout degli orchi spiano le mosse dei Dúnedain

Il tredicesimo giorno di marcia (5 ottobre), la colonna di Isildur venne avvistata dagli Orchi delle Montagne Nebbiose mentre attraversava il confine settentrionale di Gondor nei pressi di Campo Gaggiolo, tenendo la foresta sulla propria destra. Gli Orchi cominciarono dunque a radunarsi e a discendere le montagne, e per le valli risuonarono i loro orribili canti di guerra. I Dúnedain videro le avanguardie degli Orchi che li tenevano d'occhio ma, ingannate dall'esiguità del loro numero, non ci fecero troppo caso. Quando si accorsero di essere circondati ed in inferiorità numerica era ormai troppo tardi: Moria e Lothlórien si trovavano al di là delle schiere degli orchi, mentre il regno di Thranduil era a quattro giorni di marcia verso nord, troppo lontano dunque per poter essere d'aiuto.

La Battaglia Modifica

Il giuramento di Othar Modifica

Il giuramento di Ohtar

Ohtar giura nelle mani del suo signore

Resosi conto di essere in trappola e che le probabilità di vittoria erano minime (il rapporto tra gli orchi e i Dúnedain era di dieci a uno) convocò presso di sé Ohtar, uno dei suoi cavalieri più coraggiosi, e gli affidò i Frammenti di Narsil e l'Anello di Barahir, affinché li portasse al sicuro a Gran Burrone e li consegnasse a suo figlio Valandil. Gli ordinò di prendere con sé anche due soldati, confidando che un piccolo gruppo sarebbe passato inosservato tra le schiere degli orchi, e lo pregò di difendere quelle reliquie con la propria vita. Ohtar giurò nelle mani del Re e con i compagni sgattaiolò non visto tra i nemici, imboccando poi la strada per gran Burrone.

Lo scontro Modifica

Isildur con Elendur

Isldur scambia le ultime parole col figlio Elendur

Una volta partiti Ohtar e i suoi compagni, i Dúnedain formarono un compatto muro di scudi della profondità di tre uomini stringendosi a mò di cerchio attorno al proprio Re. Gli Orchi, che fino a quel momento di erano tenuti nascosti, uscirono dunque allo scoperto e circondarono il piccolo schieramento degli Uomini; inizialmente lanciarono una grande pioggia di frecce contro gli odiati Dúnedain, sperando in tal modo di spezzare il loro muro di scudi e infiltrarsi dunque nelle loro fila. Tuttavia gli uomini, rivestiti di ottime armature e scudi possenti, resistettero e gli arcieri di Isildur risposero al fuoco uccidendo decine di orchi con i loro tiri precisi e le loro micidiali frecce d'acciaio. L'entità delle perdite costrinse gli orchi ad indietreggiare e Isildur, credendo a torto di aver scoraggiato il nemico, ordinò di riprendere la marcia verso nord.

Tuttavia avevano percorso poco più di un miglio, che gli Orchi tornarono all'assalto più feroci di prima e assetati di vendetta. I soldati di Isildur formarono nuovamente il muro di scudi e attesero a piè fermo l'assalto nemico, mentre gli arcieri alle loro spalle bersagliavano gli orchi. Gli Orchi più grossi si lanciavano due alla volta contro gli scudi nemici, cercando di abbattere un Dúnadan che poi i loro compagni si occupavano di finire quando era a terra. Gli orchi pagavano questo trucco con cinque caduti ogni Dúnadan ucciso, ma per loro il numero dei caduti era indifferente. In questo scontro furono uccisi i figli di Isildur Cyrion e Aratan, quest'ultimo mentre cercava di salvare il fratello.

La morte di isildur Modifica

La fuga Modifica

Nonostante l'eroica resistenza dei Dúnedain e le terribili perdite inflitte da questi agli orchi, la sorte della battaglia era ormai segnata. I soldati di Isildur erano sotto attacco da ogni parte e il fianco sinistro stava per cedere da un momento all'altro. Il Re era tentato di fuggire portando con sé l'Anello e aiutandosi con i suoi poteri, ma era trattenuto dal suo senso dell'onore e non voleva abbandonare i suoi amati figli. Tuttavia Elendur si presentò davanti a lui coperto di sangue, annunciandogli la morte dei fratelli e pregando il padre di fuggire finché era possibile. Disperato Isildur chiese perdono al figlio e, dopo essersi infilato l'Anello al dito, scomparve.

La perdita dell'Anello Modifica

Isildur perde l'Anello

Isildur perde l'Anello

Servendosi dell'invisibilità garantitagli dall'Anello, isildur riuscì ad allontanarsi dal campo di battaglia poco prima che i suoi uomini fossero sopraffatti dagli orchi. Riuscì non visto a raggiungere la riva dell'Anduin e, dopo essersi levato la cotta di maglia, cercò di attraversarlo a nuoto, nella speranza di raggiungere la riva orientale e da lì recarsi a Lothlórien in cerca di aiuto. Tuttavia, nonostante la sua forza e l'abilità di nuotatore, la corrente del fiume era troppo forte e lo riporto verso Campo Gaggiolo, dove ancora gli Orchi si aggiravano. Qui accadde che l'Anello lo tradì, scivolandogli dal dito e perdendosi tra i flutti. In preda allo sgomento per la perdita del suo artefatto, Isildur rischiò di annegare ma, ripreso il controllo riuscì a raggiungere la riva e a salvarsi

La morte Modifica

Morte di isldur

La morte di Isildur

Con la perdita dell'Anello Isildur perse anche l'invisibilità e cercò dunque di nascondersi tra i cespugli che crescevano sulla riva del fiume. Tuttavia, a causa della sua grande altezza e alla luce di Elendilmir che gli illuminò l'elmo, fu scorto da una pattuglia di orchi che prese a scagliargli contro un nugolo di frecce. Isildur, colpito in pieno petto, cadde morto nel fiume e la corrente lo portò via e non fu mai più ritrovato.

Conseguenze Modifica

Alcuni giorni dopo una spedizione di soccorso giunse nel luogo della battaglia: tutti i soldati di Isildur erano morti e l'unico superstite era Estelmo, scudiero di Elendur, che venne ritrovato vivo vicino al corpo del suo signore. Con la morte di Isildur i reami di Gondor e Arnor si separarono definitivamente, con Valandil a nord e Meneldil a sud, mentre l'Anello del potere andò perduto per migliaia di anni.

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