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"Al centro della tavola, poggiato contro gli arazziappesi alle pareti, vi era un baldacchino sotto il quale sedeva una graziosa dama; tanto rassomigliava a Elrond che Frodo capì che doveva essere legata a lui da stretta parentela. Giovane era, eppur non tanto. La chioma corvina non era sfiorata dalla brina, le braccia bianche ed il viso limpido erano lisci e vellutati, e miriadi di stelle risplendevano negli occhi grigi come crepuscolo luminoso; ma il portamento era regale e lo sguardo rivelava riflessione e saggezza, apprese attraverso anni di esperienza. Sul capo era posata una cuffietta di pizzo argenteo ricamata di pietre preziose e scintillanti; ma la veste di un grigio pallido non aveva altro ornamento che una cinta di foglie intrecciate con fili d'argento. Fu così che Frodo vide colei che pochi fra i mortali avevano ammirata: Arwen, figlia di Elrond, che si diceva reincarnasse le sembianze di Luthien, e che fu chiamata Undómiel poiché era la Stella del Vespro del suo popolo."
—L'incontro tra Frodo e Arwen a Imladris, Il Signroe degli Anelli

Arwen è una Mezzelfo, figlia di Elrond e di Celebrìan (figlia di Galadriel) e moglie di Aragorn. Fu Regina dei Reami di Unificati di Gondor e Arnor fino alla morte del suo amato sposo nellanno 120 QE. Dalla sua unione con Re Elessar nacquero due figlie e un figlio cui fu dato il nome di Eldarion. Dopo la morte del suo sposo lasciò Gondor e si recò a Lothlórien, dove si distese sull'erba e, rinunciando alla propria vita immortale, il suo spirito abbandonò il suo corpo.

Etimologia Modifica

Il suo nome significa "nobile donna" in Sindarin. Il suo secondo nome è invece Undómiel, dal Quenya Undómë ("vespro") and el ("stella"). Porta infatti al collo una collana - donata poi ad Aragorn - che sarebbe la Stella del Vespro.

Descrizione Modifica

Ne La Compagnia dell'Anello, Arwen viene descritta come una graziosa dama estremamente rassomigliante al padre Elrond, dal portamento regale e uno sguardo trapelante riflessione e saggezza, apprese col passare degli anni. Ha una carnagione bianca e vellutata e i suoi capelli sono di un nero corvino; nel suo volto limpido risplendono due occhi grigi, prerogativa della razza Elfica. Quando Frodo Baggins la vede per la prima volta a Gran Burrone, Arwen porta una cuffietta di pizzo argenteo ricamata con pietre preziose e scintillanti, e indossa una veste di un grigio pallido senza alcun ornamento all'infuori di una cinta di foglie intrecciante con fili d'argento. Nel suo primo incontro con Elessar, avvenuto anch'esso a Gran Burrone, ella veste abiti simili a quelli indossati anni prima nel Beleriand da Lúthien Tinuviel: un manto argento e azzurro. Arwen porta con sé la Stella del Vespro: una gemma bianca come una stella che pende sul suo petto da una catena d'argento. Tale gioiello viene donato a Frodo Baggins in memoria dell'amicizia di Re Aragorn e Dama Arwen con l'Hobbit prima della loro separazione a Gran Burrone.

Biografia Modifica

Origini e l'amore con Aragorn Modifica

Arwen e Aragorn a Lothlórien

Aragorn e Arwen nei giardini di Lothlórien

Arwen nacque nell'anno TE 241 dall'unione di Elrond di Gran Burrone e Celebrìan di Lothlòrien. Visse per la maggior parte della sua vita nella residenza del padre, recandosi di tanto in tanto con la madre in visita alla nonna Galadriel. Fu a Imladris che avvenne l'incontro con un giovane Aragorn che si innamorò perdutamente di lei e lei di lui. Aragorn, che all'epoca aveva vent'anni, era allora appena ritornato da una missione nell'Eriador ed Elrond gli aveva appena affidato la sua eredità, consistente nell'Anello di Barahir e i frammenti di Narsil. Mentre passeggiava per i giardini di Imladris, rivestito alla maniera elfica, scorse in una radura la figlia di Elrond e rimase fulminato dall'amore proprio come millenni prima accadde al suo antenato Beren con Luthien. Le corse dunque incontro come Beren gridando: "Tínuviel! Tinuviel!" (usignolo). Un secondo incontro avvenne trent'anni dopo nei boschi di Lothlórien e fu allora che entrambi si giurarono eterno amore e si promisero come sposi. Sebbene nella Trilogia di Peter Jackson Elrond sembri osteggiare la relazione tra sua figlia e il suo protetto, nel libro non si fa accenno a questa ostilità, se non all'inizio della relazione tra i due, poi accettata, quanto piuttosto al dispiacere derivante dalla consapevolezza che non vedrà più sua figlia; chi invece si oppose a quest'unione fu la madre di Aragorn, Gilraen la quale era convinta che Elfi e Uomini non dovessero sposarsi tra di loro e che la dama elfica fosse di un lignaggio troppo elevato per il figlio.

Regina di Gondor e la morte di Aragorn Modifica

Matrimonio tra Aragorn e Arwen by Fratelli Hildebrandt

Matrimonio tra Aragorn e Arwen a Minas Tirith

Dopo la Guerra dell'Anello Arwen sposerà Re Aragorn/Elessar divenendo in tal modo Regina dei Reami Unificati di Gondor e Arnor e dal quale avrà tre figli: due femmine e un maschio di nome Eldarion. Ella restò al fianco del marito fino al momento in cui Re Elessar decise di recarsi alle Case dei Re per addormentarsi volontariamente dopo aver ceduto lo scettro e la corona al figlio Eldarion. Nonostante Arwen lo scongiurasse di rimanere ancora un po', il grande Re le disse che preferiva addormentarsi adesso piuttosto che divenuto vecchio e rimbambito:

"Aragorn si recò nella Casa dei Re in fondo alla Via Silente, e si distese sul lungo letto che era stato preparato per lui. Disse addio a Eldarion e gli porse la corona alata di Gondor e lo scettro di Arnor; poi tutti lo lasciarono, all’infuori di Arwen, la quale rimase in piedi, sola, accanto al letto. E, malgrado la sua saggezza e il suo lignaggio, ella non seppe trattenersi dal pregarlo di rimanere ancora per qualche tempo. Non era ancora stanca dei suoi giorni, e sentì l’amaro sapore della mortalità che aveva scelta. “Dama Undómiel”, disse Aragorn, “dura è invero l’ora, eppure fu decisa nel momento in cui ci incontrammo sotto le bianche betulle nel giardino di Elrond, ove nessuno più passeggia. E sul colle di Cerin Amroth, quando abbandonammo sia l’Ombra che il Crepuscolo, accettammo il nostro destino. Rifletti, mia adorata, e domandati se preferiresti vedermi app assire e cadere dal mio alto trono, impotente e irragionevole. No, mia dama, io sono l’ultimo dei Numenoreani e l’ultimo Re dei Tempi Remoti; a me fu data non soltanto una vita tre volte più lunga di quella degli Uomini della Terra di Mezzo, ma anche la grazia di partire volontariamente, restituendo il dono ricevuto. Ora, quindi, dormirò”. “Non ti dirò parole di conforto, perché per simili dolori non vi è conforto entro i confini del mondo. Ti attende un’ultima scelta: pentirti e recarti ai Rifugi, portando con te all’Ovest il ricordo dei giorni trascorsi insieme, un ricordo sempre verde, ma pur sempre soltanto un ricordo; o, altrimenti, attendere la Sorte degli Uomini”. “No, mio amato sire”, ella rispose, “quella scelta è stata fatta ormai da molto tempo. Non vi sono più navi che mi porteranno sin là, e devo attendere la Sorte degli Uomini, volente o nolente: la perdita e il silenzio. Ma voglio dirti, Re dei Numenoreani, che sinora non avevo compreso la storia della tua gente e la loro caduta. Li deridevo come se fossero stupidi e cattivi, ma ora finalmente li compiango. Perché se questo è, in verità, il dono dell’Uno agli Uomini, è assai amaro da ricevere”. “Così sembra”, egli disse. “Ma non lasciamoci sopraffare dalla prova finale, noi che anticamente rinunciammo all’Ombra e all’Anello. In tristezza dobbiamo lasciarci, ma non nella disperazione. Guarda! Non siamo vincolati per sempre a ciò che si trova entro i confini del mondo, e al di là di essi vi è più dei ricordi. Addio!”. “Estel, Estel!”, ella gridò, e mentre gli prendeva la mano e la baciava egli si addormentò. "
—La morte di Aragorn

Dopo che l'amato sposo morì, per Arwen non rimase più nulla a Minas Tirith e la tristezza calò su di lei. Al popolo di Gondor parve grigia e tetra come la notte che abbia perduto la sua stella. Un giorno disse addio ai suoi figli e raggiunse il colle di Cerin Amroth nell'ormai deserto regno di Lothlórien, dove quasi due secoli prima si era scambiata la promessa d'amore con Aragorn. Rimase lì fino al giungere dell'inverno, dopodiché si distese sul colle e quella fu la sua verde tomba.

"Arwen partì, e la luce dei suoi occhi era spenta; al suo popolo parve che ella fosse diventata fredda e grigia come la notte d’inverno senza una stella. Disse addio a Eldarion, alle sue figlie e a tutti coloro che aveva amato, e lasciò la città di Minas Tirith; si recò nella terra di Lórien, e vi dimorò sola sotto gli alberi pallidi fino al giungere dell’inverno. Galadriel era partita, e anche Celeborn se n’era andato, e tutto era silenzio. Alla fine, mentre cadevano le foglie dei Mallorn e la primavera era ancora lontana, ella si distese sul Cerin Amroth; e quella sarà la sua verde tomba finché il mondo cambierà, e i giorni della sua vita saranno del tutto obliati dagli uomini che nasceranno, e l’Elanor e il Niphredil non fioriranno più a est del Mare."
—Morte di Arwen


Adattamenti Modifica

Trilogia de Il Signore degli Anelli (2001 - 2003) Modifica

Arwen-Undomiel

Nella trilogia cinematografica di Peter Jackson al personaggio di Arwen è interpretato dall'attrice Liv Tyler. In questo adattamento viene dato molto più spazio di quanto in realtà non accada nel libro. Ne "La Compagnia dell'Anello" sarà infatti Arwen e non Glorfindel a soccorrere Frodo inseguito dai Cavalieri Neri, mentre sia in "Le Due Torri" e "Il Ritorno del Re" verranno dedicate varie scene ai dialoghi tra Elrond e la figlia nel quale si arriverebbe a capire che questi osteggia la relazione tra la figlia ed Aragorn e preferirebbe che essa raggiungesse la terra di Aman. Nel terzo film della trilogia si fa inoltre cenno ad una malattia di Arwen, causata dall'influenza di Sauron, che la conduce ad un passo dalla morte. Questa eccessiva attenzione alla storia d'amore tra Arwen e Aragorn, di cui Tolkien non fa che pochi e brevi accenni nella sua opera, salvo che nelle Appendici dove il discorso verrà approfondito, ha attirato diverse critiche da parte dei fan, che hanno accusato Peter Jackson di essersi concentrato su particolari relativamente irrilevanti e di aver invece tralasciato parti fondamentali.

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